Che Piacenza sia un particolare crocevia di ricomposizione del blocco politico lo sappiamo da quando anni fa diede l’input al movimento dei facchini della logistica. Una forza meticcia che saldandosi ai collettivi ha prodotto a più riprese lotte e conflitti al di fuori dello spazio-tempo tipico della provincia italiana.

Che la repressione e l’establishment abbiano risposto in modo serrato e incalzante a questa peculiarità è altrettanto noto: denunce, fogli di via, processi mediatici farseschi. La risposta è sempre stata rilanciare le lotte e continuare ad allargarsi, senza alcun vittimismo.

Ma mai, mai, si era arrivati a un livello di ridicolo come quello di oggi.

Tre compagni di ControTendenza sono stati infatti denunciati niente meno che dall’assessore alle politiche giovanili del comune di Piacenza (Luca Zandonella, Lega Nord).

Il motivo? Aver contestato la giunta alla parata mattutina dello scorso 25 aprile. Un corteo assolutamente pacifico e quasi rituale. L’atto incriminato è – tenetevi forte – aver retto dei cartelli che recavano la scritta “Zandonella chiude spazi sociali per darli ai nazifascisti” (denuncia vera e importante: all’inaugurazione della nuova gestione del luogo di ritrovo giovanile comunale era stata una sfilata di leaders e militanti dell’estrema destra cittadina, con in testa Casa Pound). Per non parlare del vero e proprio raduno dell’ultadestra da lui presieduto sotto le insegne di “defend europe“, gruppi ‘identitaristi‘ di estrema destra, nati per ostacolare le operazioni di soccorso sulle rotte della migrazione che approdano in Europa).

Al pavido assessore dunque rode che venga ricordata la sua contiguità e collaborazione con gli ambiti dell’estrema destra, considerata impresentabile pubblicamente ma molto utile come articolazione giovanile (da ricordare in tal senso come la giunta biasimò il preside del Liceo Gioia, che trovandosi proprio di fronte alla sede di Casa Pound aveva osato esprimere la sua preoccupazione per gli alunni).

Che la denuncia abbia speranze in sede giudiziaria ci pare difficile, mentre palese risulta l’attacco alla libertà di espressione e simbolica la scelta di un fatto avvenuto in quel 25 aprile così inviso a Zandonella e soci.

Questa è quindi una provocazione politica a tutto tondo, per la cui risposta non serve nemmeno ricorrere alla rabbia (la riserviamo a pesci più grossi), ma soltanto con lo sberleffo e la commiserazione di un assessore piccolo piccolo, che si trincera dietro la sua carica pubblica per provare a intimorire ragazzi di vent’anni e un placido signore di mezza età padre di famiglia.

Un vero cuor di leone, o forse, come da disneyana memoria, più simile alla macchietta del potere rappresentata dal principe Giovanni.

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