Anche quest’anno si è tenuto il campeggio No Tav, con una tre giorni ricca di attività.

Il campeggio si apre con un vano tentativo da parte del PD di fare una conferenza Si Tav a Susa, che vedeva la partecipazione di ben una decina di uomini (piccoli politicanti locali che sperano ancora di dar fiato al progetto gonfio di interessi mafiosi che è la Tav) a fronte di una sessantina di contestatori, bruscamente intimiditi dalla polizia. La forza valsusina ha chiaramente bisogno di molto altro per essere arrestata: l’infame conferenza diventa presto una pagliacciata, come è consuetudine del PD. Venerdì pomeriggio un’assemblea sui migranti e sulle frontiere vede l’allargarsi del discorso No Tav al di fuori della valle e della sua lotta, l’intenzione è chiara: espandere la lotta a nuove realtà problematiche, saperne cogliere i punti forti e le contraddizioni ma, soprattutto, contrastare quel razzismo istituzionale (proprio dei centri di accoglienza e di tutte le istituzioni che ci gravitano intorno) che con una becera patina di sinistra lucra sulla pelle dei migranti, tramite la loro schiavizzazione e infantilizzazione.
La sera si tiene alto il conflitto: nessun cambio di governo e dichiarazione di inutilità del progetto potrà mai spegnere la lotta No Tav, il movimento non si ferma fino a quando tutti i cantieri non saranno chiusi!

la protesta No Tav in Clarea non si ferma!

La giornata di sabato vede una assemblea No Tav che mira a fare il punto della situazione, sia a fronte del nuovo governo, sia a fronte delle dinamiche locali. La linea del movimento vede la necessità di proseguire la lotta e ricomporre il movimento, in modo da non farsi sopraffare da nuove e imprecisate intenzioni del nemico: prepariamoci a dare l’ultimo colpo, ai nostri posti ci troverete!
Nel pomeriggio Eddi e Jacopo, di fresco ritorno dalla Siria del Nord, ricostruiscono il quadro corrente della rivoluzione curda tramite la loro esperienza nelle YPJ e YPG, dimostrando come ora più che mai occorre diffondere informazione non filtrata da media occidentali e ricostruire quella esemplare esperienza che è il Rojava.
La sera si seguono le direttive dell’assemblea No Tav, dando un chiaro segnale: il movimento è ancora gonfio e vivo, nessuno sbirro si sentirà al sicuro nei nostri sentieri! L’iniziativa in Clarea dimostra che i e le No Tav non sono disposti/e a fare un solo passo indietro.

 

Claviere contro i blocchi alla frontiera per i migranti

Giungiamo a Claviere in un’assolata domenica di mezza estate e subito notiamo la presenza di molti migranti che si radunano nei pressi del rifugio autogestito che fornisce loro assistenza di base e indicazioni su come tentare il passaggio del confine francese per giungere al rifugio gemello a Briancon.
Una volta preso contatto con i gestori del rifugio ci viene intimato, in francese, di non proseguire con la nostra camminata dimostrativa perché altrimenti loro avrebbero subito una stretta nella repressione quotidiana ma noi, in totale disaccordo con questa linea e consci che delegare il migrante stesso alla sua traversata non è la strada giusta, abbiamo deciso di proseguire e siamo partiti alla volta del confine accompagnati da un allegro carnevale locale che ha solidarizzato con le lotte per il libero movimento delle persone concedendoci spazio all’interno della manifestazione e lasciandoci lanciare i nostri messaggi dai loro carri allegorici.
Raggiunta la dogana francese i cordoni della gendarmerie si sono posti a sbarrare la strada d’ingresso a briancon costringendoci ad addentrarci nei sentieri e obbligando i poliziotti in assetto antisommossa a correre per tentare di bloccare la nostra successiva incursione, portata a termine alle soglie del paese dopo un imponente schieramento di polizia ci ha impedito di continuare con la nostra marcia rivendicativa mentre solidali dall’altro lato del cordone intonavano cori contro lo stato francese e i blocchi al transito di migranti.
Quello che vogliamo sottolineare con questa giornata di lotta è la brutale collaborazione tra polizia di stato e gendarmerie che cooperano all’interno di una zona grigia sulla linea di confine accanendosi contro i rifugiati che si ritrovano braccati come in una caccia all’uomo e riportati con la violenza oltre il confine italiano se catturati creando un circolo vizioso che non risolve il problema e causa atroci sofferenze sulla pelle di queste persone, colpevoli solo di essere nati e vivere in un paese in guerra, essere una minoranza o un dissidente politico.
In una valle combattente, la val di susa, in cui lo stato pretende di rendere le merci libere di viaggiare ad altissima velocità e impedisce alle persone di circolare in cerca di un futuro migliore i giorni saranno sempre più duri per chi foraggia e difende un sistema malato e corrotto, Avanti No Tav, senza frontiere, fino alla vittoria!

 

 

 

 

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