Ultima udienza per la sorveglianza speciale: noi stiamo con chi combatte l'isis! 1

Oggi si è svolta l’ultima udienza che vede coinvolti Jacopo, Eddi e Paolo, tre ragazzx ai quali la procura di Torino vorrebbe applicare la misura preventiva della sorveglianza speciale, perché vengono ritenuti (dal pm) socialmente pericolosi.

La sorveglianza speciale é un dispositivo repressivo ideato durante il ventennio fascista appositamente per stroncare il dissenso, e viene riconfermato tutt’oggi. Questa misura impone forte limitazione delle libertà personali, come l’espulsione dalla città di Torino, il ritiro della patente, il divieto di riunione e partecipazione ad eventi pubblici, il divieto di stare nella stessa stanza con più di due persone, il divieto di stare fuori la notte e l’obbligo di presentarsi quotidianamente alle autorità.

Questo per cosa? Ufficialmente per essersi recati in Siria del Nord chi per solidarizzare col popolo curdo, chi per combattere direttamente con il proprio corpo e la propria vita la minaccia dell’isis. Ovviamente questo era un pretesto per alzare il vento repressivo (la Pm Pedrotta da anni si ingegna su come contrastare e reprimere i movimenti sociali in città), tant’è che non solo l’esperienza siriana é stata accantonata come pretesto dell’accusa, ma anzi all’udienza di oggi è stata addirittura indicata dalla pm, involontariamente, come un’azione positiva (cosa che rende tutta questa montatura ancora più inutile e assurda).

A che cosa si aggrappa allora questo minuscolo personaggio? Alla presunta condotta violenta dei tre ragazzx prima e dopo il viaggio in Siria, manifesta in fatti come l’accendere un fuoco d’artificio a capodanno per solidarizzare con dei detenuti, camminare a “passo marziale” (le parole del pm) durante un corteo, semplicemente essere presenti anche se in quinta o sesta fila in una manifestazione in cui le forze dell’ordine hanno caricato violentemente a freddo uno spezzone di corteo, arrogandosi il diritto di impedire a più di duemila persone di partecipare ad una manifestazione pubblica e autogestita come quella del primo maggio. Non solo le accuse sono pretestuose, ma il materiale prodotto dal Pm, basato unicamente sulle dichiarazioni delle forze dell’ordine (non comprovate in sede processuale) è stato smontato parte per parte dalla difesa, che ha prodotto materiale video che ha dimostrato che tutti i fatti dichiarati dalle forze dell’ordine non avevano alcuna veridicità. I giudici hanno 90 giorni per decidere.

Questo processo ha dimostrato di essere un attacco totale a qualsiasi espressione di dissenso, per questo motivo non dobbiamo pensare che riguardi solo tre persone. In un mondo in cui combattere l’isis ti porta ad essere dalla parte dei cattivi, forse c’è da chiedersi dove effettivamente stia il giusto e lo sbagliato.
Alcune e alcuni se lo chiedono tutti i giorni, ma effettivamente non basta. Tutti e tutte dobbiamo farlo, a cominciare dal vedere tutto il marcio che ci circonda.

E un primo passo è solidarizzare, non lasciare da solx chi ora si trova con le spalle al muro solo perché ha messo se stessx e la propria vita in prima linea per difendere ciò che è giusto. Ed è proprio questa solidarietà che oggi ha portato centinaia di persone sia in presidio fuori dal tribunale che in aula.

Ricordiamo inoltre che l’invasione turca del Rojava è ancora in corso, e che non possiamo chiudere gli occhi. Dobbiamo solidarietà a chi é andatx lì a combattere, ma dobbiamo soprattutto sostenere con la nostra attività di tutti i giorni le migliaia e migliaia di persone che in questo momento, a quasi ottanta giorni dall’inizio dell’invasione, stanno continuando a combattere il fascismo e le brutalità turche, in difesa di un presente e di un futuro migliore per tutti e tutte.

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