Al liceo Colombini, in uno dei giorni che più dovrebbe stimolare lo spirito critico e culturale dei ragazzi e delle ragazze, si è tenuta una miniassemblea il cui contenuto esplicito era “tutti gli italiani dovrebbero essere fascisti”. Ad aver organizzato queste ore (che in termini diseducativi fanno a gara con l’alternanza scuola lavoro) è lo stesso coraggioso ragazzo che, prima del 10 febbraio, minacciò una liceale del nostro collettivo, e che si rese complice di diversi altri attacchi. Alcuni insegnanti si sono distinti per essere intervenuti allontanando i subumani dalla scuola. Tempo fa, invece, un ridicolo articolo a firma Lega Nord ha condannato e negato la presa di posizione antifascista di un intero liceo, tacciandola di propaganda. Perché la propaganda nelle scuole, come si sa, non è buona cosa. Ma solo se si tratta di raccolte firme fatte dagli studenti e dalle studentesse, con l’appoggio degli insegnanti, per contrastare organizzazioni razziste e xenofobe. Se si tratta, invece, di miniassemblee tenute da vecchi nostalgici che “io sono fascista perché sono italiano”, allora è una sana lezione di storia.

Non ci dilunghiamo su tutte le aggressioni che i fascisti di CP – e non solo – hanno compiuto in questi mesi, e non ci dilungheremo nemmeno sul loro fare a braccetto con le istituzioni locali, non è cosa che ci interessa. L’abbiamo detto e non possiamo che ribadirlo: l’antifascismo è nostro, e non lo deleghiamo. Non ci aspettiamo di certo che i soliti noti e mediocri personaggi abbiano alcunché da ridire circa il libero agire dei fasci nelle scuole, ma sappiamo altrettanto bene che non staremo a guardarli rovinare il percorso antifascista che abbiamo creato tutti e tutte insieme.

Il 25 aprile sarà la giornata degli studenti e delle studentesse che avete cercato di zittire al Gioia, di quelli e quelle che avete intimorito e minacciato dopo il 10 febbraio, di quelli e quelle che obbligate a sorbirsi della becera propaganda fascista. Non ci fermerà questo e non ci piegherà il lavoro gratuito a cui ci costringete.

Consapevoli che noi siamo i tanti, e che siamo i forti; nella memoria di quello che la storia ci ha lasciato, continueremo a propagandare la nostra cultura contro la vostra ignoranza.

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