Il recente siluramento dell’assessore Polledri da parte della sindaca Barbieri impone una riflessione sullo stato della giunta comunale che intrecci gli aspetti puramente istituzionali con quelli socio-politici che attraversano la città.

 

Già un anno fa avevamo scritto un intervento come ControTendenza in cui, in mezzo al silenzio e all’immobilismo dell’ opposizione istituzionale, provavamo a tracciare una linea di fuga rispetto alla situazione di irrespirabile cappa scesa sulla città (lo potete leggere al link seguente: PREMI QUI). Ci sembra di poter dire che centrammo la contraddizione che ancora oggi si ripropone: quella di una “Lega Nord” (ma quanto devono sentirsi coglioni i “terroni” che gli hanno dato il voto? Anche a Piacenza ce ne sono tanti) che puntando a farsi soggetto nazionalista/sovranista di stampo nazionale produce immancabilmente delle conflittualità con i partner, catalizzando al contrario i settori più impresentabili del teatrino politico istituzionale (dai singoli in odore di sacra inquisizione tipo il senatore Pillon a partitini dichiaratamente neofascisti come CasaPound, i cui leader si fanno strategicamente fotografare insieme al responsabile delle forze di polizia e ministro dell’interno Salvini, nella più classica tradizione del fascismo che dopo aver mostrato una facciata fintamente ribelle si propone come soggetto a tutela dell’ordine costituito borghese).

Una fotografia del 12 maggio 2015 ritrae Salvini a tavola con i principali leader del movimento neofascista, fra i quali Simone Di Stefano, Gianluca Iannone e lo stesso Francesco Polacchi, titolare del marchio con un picchio stilizzato chiamato “Pivert”.

 

Matteo Salvini indossa felpa Pivert

In questo anno, la Lega piacentina ha agito restando precisamente nel solco. Lo abbiamo visto con la difesa a spada tratta di CasaPound (arrivata al punto gravissimo di redarguire il preside del liceo Gioia, legittimamente preoccupato dall’apertura di una sede neofascista a pochi metri dalla scuola), con le interviste “griffate” Pivert (il marchio di abbigliamento di CasaPound, da dove provengano i cui soldi ci è oscuro ma riteniamo sarebbe interessante scoprire, anche alla luce dell’appoggio dichiarato del clan Spada di Ostia, territorio dove CasaPound va forte), con le continue provocazioni e la vocazione a chiudere i già pochi spazi sociali cittadini, ridotti al ruolo di reclutatorio per le frange estremiste o al più spazio dedicato a ogni genere di stramberia antiscientifica (ufo, valore educativo della disciplina marziale, ecc..).

 

Ma se sul nazionale ciò ha innescato una, patetica, rincorsa a salire sul carro a parte degli ambienti ex-missini (la Meloni per capirci) con una relativa tensione inter-centrodestra gestita sapientemente lontano dalle telecamere, sul piano locale la questione non può che deflagrare.

 

Motivo scatenante è stata la pratica “terre padane”, un piano di recupero della zona di Via Colombo varato dalla giunta di centrosinistra che potrebbe essere stato licenziato senza problemi da una giunta di centro destra: in una zona già fortemente colpita da inquinamento dell’aria (a dire il vero tutta la città lo è, ma per operazioni spot si preferisce colpire il “parcheggio selvaggio” delle biciclette piuttosto che investire sul trasporto pubblico: PREMI QUI), si va infatti a insistere con dei nuovi centri commerciali forieri di nuovo traffico (ventimila metri quadrati in totale). Tanto, se ci sia ammala di tumore, i ricchi i soldi per curarsi li hanno, quindi problema dei poveracci.

Ma, attenzione, qualche anima pia aveva inserito nella pratica la creazione di un po’ di metratura destinata a edilizia popolare. Tanto è bastato alla Lega per porsi contro il provvedimento. Ci sono già troppi schifosi poveracci nella zona di via Colombo.

 

Il fatto che la decisione del partito rimarchi una volta di più la natura profondamente classista delle forze razziste e fasciste non deve fungere da consolazione: quello che potrebbe infatti celare questo passaggio è infatti anche una conflittualità interna al partito che si è rubato 49 milioni di euro nostri fra la frangia legata alla “vecchia Lega” (quella, altrettanto deprecabile, di Bossi e Maroni), rappresentata da Polledri, e quella legata alla “nuova Lega” (quella di Salvini, della polizia e di CasaPound). Se con il siluramento di Polledri dovesse scatenarsi una slavina della “nuova Lega” potremmo trovarci infatti nella paradossale situazione che la liberazione da uno dei personaggi più deleterei della politica piacentina potrebbe innescare lo straripamento di un’ala strumentalmente ancor più radicale.

 

E’ troppo presto per dirlo e non ci compete fare i veggenti con la sfera di cristallo. Più modestamente, possiamo provare a mettere insieme i pezzi di questo mosaico trash per ricavare un’indicazione politica: insistere nell’acuire i dissidi interni alla giunta attraverso un continuo lavoro di messa a critica e intervento politico contro le sbavate impresentabili della Lega. Metterli spalle al muro per la gravità delle posizioni che propagandano per mere questioni di bottega, sottolineare come mentre esercitano questa propaganda incessante nulla sia stato fatto per rilanciare la città, nulla sia stato detto in difesa delle centinaia di lavoratori che hanno rischiato il posto (e se non ci fosse stato il S.I. Cobas ora sarebbero in mezzo a una strada, vedi caso Leroy Merlin: PREMI QUI), i piacentini siano sempre più poveri e ammalati di inquinamento mentre lorsignori si riempiono le tasche e si spartiscono posti.

 

Non è sulle contraddizioni di palazzo che franerà questa classe politica indifendibile, ma sulla forza che le lotte sociali sapranno mettere in campo. Tuttavia, saremmo stupidi a non combattere su tutti i fronti per cercare di velocizzare i tempi. Nel frattempo, un brindisi alla faccia di Polledri, del suo antiabortismo, delle sue uscite contro i disabili, delle sue preghiere con le sentinelle in piedi e della sua erba della morte possiamo comunque farcelo.

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