Siamo alle ultime battute: diciamo NO a Renzi! 1

I due cortei che hanno attraversato Roma il 26 e 27 novembre: 250.000 persone per dire no a patriarcato e violenza di genere, 50.000 per dire NO alla riforma costituzionale di Renzi. Non troverete queste foto sui giornali mainstream.

Tra il 26 e il 27 novembre due importanti momenti di partecipazione popolare hanno attraversato Roma:

  • un enorme corteo contro la violenza di genere e il patriarcato, che e’ riuscito a uscire dagli argini del ritualismo soliti di questo tipo di mobilitazione negli ultimi anni grazie a un massiccio afflusso di componenti radicali e di punti di vista che eccedevano la testimonianza in stile “repubblica”;
  • un enorme corteo per il NO sociale (quindi declinato non a partire da posizionamenti opportunisti ma dalle pratiche di resistenza quotidiane) alla riforma neoliberista e alle politiche di massacro sociale del governo Renzi.

Due momenti non fanno mai un percorso politico, ma sono sicuramente l’indicazione di un tessuto indisponibile alla perpetrazione delle ingiustizie che ogni giorno attanagliano il nostro presente.

Due momenti che non nascono dal niente, ma da quella miriade di compagne e compagni che ogni giorno sui territori si battono per promuovere iniziative antisessiste, di formazione, lotte ai picchetti e nei quartieri, momenti di scontro con questo ordine di merda costituito. Perche’ per dare gambe alle idee di chi e’ stato enormemente piu’ grande di noi non si puo’ limitarsi alla memorialistica o a scoprirsi rossi in un giorno di nostalgia: senza fare le lotte, la memoria e’ sterile, anzi non esiste.

Nell’ultima settimana di campagna elettorale Renzi le proverà tutte, le sta già provando, per terrorizzare o comprare il voto a favore del sì. Ma SE SEI DI PIACENZA, DEVI VOTARE NO!

Altrimenti progetti come l’annunciato nuovo polo logistico, uno scempio della nostra campagna, che distruggera’ l’ambiente portando solo un finto sviluppo fatto di lavoro dequalificato e ipersfruttato a favore di multinazionali e finte cooperative (fidatevi, so di cosa parlo..), potrebbe essere imposto attraverso una dichiarazione di “interesse strategico nazionale”.

La cosa e’ alquanto probabile, visti gli interessi in ballo e la naturale vocazione logistica del territorio. Chiaro, il PD provera’ a farlo lo stesso e dovremo lottare fino alla morte per impedirlo, ma in caso di vittoria del “sì” sarebbe legittimato a procedere a colpi di esercito e recinzioni (proprio come sta facendo in Val Susa, che e’ difatti il programma-pilota della societa’ autoritaria e messa a profitto che il PD vorrebbe costituzionalizzare con questa riforma).

Il no al referendum non e’ una panacea. Nessun compagno si è mai fatto questa illusione. La panacea non esce mai da un’urna ma solo dalle lotte. Ma e’ stupido e persino perfido dare a questa classe politica di rapaci ulteriori strumenti per calpestare chi sta in basso.
Fermiamoli!

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