Prospettive transatlantiche 1

Qualche considerazione corredata da dati da conoscere relativi allo scontro fra imperialismi che ha come ricaduta nell’immediato per noi peninsulari i seguenti fattori, che poi sarebbero anche i campi di lotta su cui dovremmo spingere:

  1. riduzione degli utili di impresa e conseguenti richieste di legislazione anti lavoratori;
  2. aumento del costo della vita (in conseguenza ai dazi);
  3. rafforzamento delle opzioni che garantiscono stabilità governativa al fine di gestire la verosimile stagnazione economica e le conseguenti misure di austerità che saranno richieste per mantenere in ordine in conti pubblici (misure anticicliche? Macché, ulteriore drenaggio dal basso all’alto);
  4. ovviamente, e non è un fattore da poco, competizione al rialzo in termini di devastazione ambientale, tanto dentro i recinti degli attori principali (usa-ue-cina), quanto nelle potenze regionali spinte dall’asse asiatico o dall’internazionale sovranistafuffa (Bolsonaro rientra nella categoria per capirci).

Veniamo al merito delle questioni.

Dal punto di vista economico, per la borghesia tedesca non c’è un’alternativa alla cooperazione con gli USA.

  • Gli Usa sono di gran lunga il maggior destinatario delle esportazioni tedesche: nel 2018, 113 MD di € , pari all’8,6% del totale, con un surplus commerciale di quasi 49 MD €, maggiore di quello con qualsiasi altro paese.
  • Gli Usa sono anche il maggior destinatario degli investimenti esteri dei gruppi tedeschi. Nel 2017 l’ammontare degli investimenti esteri, diretti e indiretti, tedeschi negli Stati Uniti sono stati di oltre 335 MD di $, pari al 28% di tutti gli investimenti tedeschi esteri. (dati Deutsche Bundesbank).
  • Nello stesso 2017, il secondo maggiore destinatario degli investimenti esteri tedeschi è stata la GB, con circa 145 MD di € (con previsioni al calo causa la Brexit).
  • Al terzo posto la Cina (81 MD€), tendenza ad una forte crescita.
  • I grossi investimenti tedeschi negli Usa contribuiscono non solo a far sì che questi siano divenuti il maggior mercato di esportazione della Germania, ma anche più importante mercato in generale. Infatti i soli gruppi listati alla Borsa Dax realizzano negli Usa il 22% del loro fatturato complessivo, maggiore del 21% realizzato in Germania.

Qualche esempio:

  • Deutsche Telekom (DT) realizza negli Usa il 48% del suo fatturato, in Germania solo il 29%; la sua filiale americana T-mobile è il terzo operatore di telefonia mobile negli Usa (fatturato 36,3 MD €, contro i complessivi 75,7 MD€ di DT).
  • Gruppo SAP: 32% del fatturato negli USA, 15% in Germania; Continental 25% contro 20%; Bayer 24% contro 10%; Linde 23% contro 7%.
  • L’aumento degli investimenti dei gruppi tedeschi negli Usa è dovuto da una parte allo sviluppo economico che demografico americano, molto superiore a quelli in Germania; – dall’altra alla riforma fiscale dell’Amministrazione Trump che, tra l’altro, ha ridotto dal 35 al 21% l’imposta sulle società.

Sia per Daimler che BMW, questo ha significato risparmi di circa 1 MD di €; – DT investirà 5,7 MD di € nella sua filiale americana T-mobile; RWE investirà negli USA alcuni MD di $ per ampliare il settore energie rinnovabili; il gruppo chimico Covestro (separata da Bayer nel 2015) investirà 1,5 M di E per costruire una fabbrica in Texas. Ci sono poi investimenti di miliardi del settore auto.

Inoltre, varie imprese tedesche si basano su una stretta collaborazione con l’industria high-tech statunitense per non rimanere indietro nell’intelligenza artificiale o nella guida senza pilota. A questo riguardo VW collabora con Ford, intende investire 2,6 MD nella filiale di Ford Argo AI, per poter avanzare nella guida senza pilota e soprattutto per i taxi-robot, senza pilota. VW non riuscirebbe da sola a causa degli enormi costi e della arretratezza dei gruppi tedeschi nel settore. Unica alternativa, sempre più praticata, sarebbe la cooperazione con la Cina.

Ma, nonostante la proficua cooperazione con gli Stati Uniti, l’industria tedesca è costretta allo scontro dall’escalation delle guerre economiche che gli USA conducono per difendere la loro preminenza politica ed economica globale, che comprendono anche attacchi contro partner commerciali delle imprese tedesche.

I dazi minacciati dagli Usa sulle importazioni di auto dalla UE produrrebbero perdite di profitti di 1,7 MD per la sola BMW, 2 MD per Daimler, e 2,5 MD per VW.
Colpiscono le imprese tedesche anche le sanzioni extraterritoriali ad altri paesi (che valgono anche per le imprese estere), contro l’Iran, ad es. da cui la Germania riceveva importanti commesse, e dal 2017 anche contro la Russia. Se non saranno sospese le sanzioni contro il colosso automobilistico russo GAZ, che produce veicoli per Daimler e Volkswagen, questi gruppi tedeschi dovranno cancellare investimenti previsti per mezzo miliardo di euro.

Ulteriori sanzioni che Washington sta progettando minacciano importanti quote degli affari dei gruppi tedeschi in Russia, che attualmente esportano per 26 MD di €, e investimenti complessivi per oltre 20 MD €. Secondo una indagine della Camera di Commercio tedesco-russa su 141 imprese tedesche operanti in Russia, si aggirano su 1,1 MD € le perdite di affari subite a seguito delle sanzioni americane. Sono da calcolare in diversi MD di € le perdite complessive delle oltre 4500 imprese tedesche operanti in Russia.

Il governo tedesco ha chiesto con forza che la UE ponga fine alle sanzioni contro la Russia per il rischio di perdere quote di mercato, anche a lungo termine e in modo irreparabile, a favore soprattutto della Cina. Rischio in particolare paventato dai produttori tedeschi di macchinari – VDMA, ma anche dai produttori agricoli. La Russia è il terzo maggior mercato, dopo Svizzera e USA, di esportazione di prodotti agricoli tedeschi al di fuori della UE, 1,6 MD di fatturato annuo.

A seguito delle sanzioni UE contro la Russia, l’economia tedesca nel suo insieme ha trovato mercati sostitutivi alla Russia, anche grazie al il sostegno del governo; i settori chiave, come quello del gas, sono stati risparmiati dall’embargo.

Come reagire alle guerre economiche di Trump?

  • Bruxelles propone di rispondere alle minacce di dazi del 25% sull’importazione di auto dalla UE con un ampio accordo di libero scambio.
  • Diversi esperti (Marshall Fund tedesco): L’unica riposta utile e essere disposti allo scontro. Trump riutilizzerà la minaccia dei dazi punitivi per risolvere le dispute (vedi con il Messico per imporre l’accordo USMC, di sostituzione al NAFTA, o nella disputa sui migranti…

Dal punto di vista strategico, l’autonomia della UE è divenuto un obiettivo centrale della politica estera tedesca. La definizione di una strategia di politica estera di Berlino è resa difficile dalla contraddizione tra i vantaggi derivanti dalla cooperazione con gli Usa e dall’altra la necessità di opporsi alle guerre economiche di Trump. Se Trump impone sanzioni extraterritoriali anche a imprese cinesi, l’industria tedesca si troverà in una situazione molto difficile, e diverrà molto dipendente dagli USA.

All’interno della classe dominante tedesca attualmente prevale la scelta di continuare la stretta cooperazione con gli USA, nonostante i conflitti con l’Amministrazione Trump, da una parte le strette relazioni economiche con gli Usa, dall’altra la potenza militare statunitense di cui Germania e UE hanno finora approfittato.

L’ex ministro Esteri SPD, Sigmar Gabriel, (attuale presidente dell’associazione Atlantik Brücke – Ponte atlantico): non ci si deve alienare Washington perché la UE è più debole senza gli USA. Concetto ribadito dalla nuova ministro della Difesa Kramp-Karrenbauer (CDU).

Invece, riguardo dell’Iran, i consiglieri del governo tedesco (SWP – Fondazione Scienza e Politica) propongono che le potenze europee perseguano una propria linea indipendente rispetto a quella americana. Se Germania e UE, su questo conflitto nel Golfo, non riescono ad imporsi contro gli USA, rischiano di farsi schiacciare anche nello scontro di potenza tra USA e Cina.

A causa delle sanzioni extraterritoriali, per la prima volta varate da Obama, nel 2015 la tedesca Commerzbank dovette pagare sanzioni di 1,45 MD di $ per aver fatto affari con il gruppo armatoriale statale iraniano IRISL. (La francese BNP Paribas dovette pagare per simile motivo 8,9 MD di $.) A seguito delle nuove sanzioni di Trump contro l’Iran, i gruppi tedeschi si sono ritirati dall’Iran.

Conflitto Usa-Cina/Russia. Quale posizione per Germania e UE?

  • Anche nel dopo Trump la Cina sarà il maggiore antagonista degli Usa (SPD, Sigmar Gabriel).
  • La Ue o è in grado di affermare la propria indipendenza o rischia di essere una pedina dello scontro di potenza Usa-Cina. Non è dato sapere se Trump intenda solo indebolire oppure distruggere la UE come attore indipendente per sfruttare a proprio vantaggio l’asimmetria di potenza.
  • In caso di una forte escalation dello scontro Usa-Cina, la Germania subirebbe fortissimi contraccolpi economici. E proprio per questo, occorre saper sviluppare una politica indipendente dagli Stati Uniti nei confronti di Russia e Cina. (SWP, Fondazione Scienza e Politica).
  • La Cina è il 3°maggior mercato di esportazione per i gruppi tedeschi (93 MD€) e il terzo paese di destinazione degli investimenti.
  • I gruppi listati alla Borsa tedesca Dax realizzano già il 16% del loro fatturato in Cina. Per alcuni gruppi tedeschi – come VW, Daimler, BMW, Infineon, Covestro – la Cina è già ora il maggiore mercato di sbocco, a volte con forte distacco rispetto agli USA.
  • Per le tecnologie più moderne, i gruppi tedeschi collaborano molto oltre che con gli americani anche con quelli cinesi.

Nel conflitto con la Cina, per gli USA sarebbe determinante se la UE abbandonasse l’alleanza.

  • Henry Kissinger ritiene che spaccature nell’alleanza transatlantica trasformerebbero la UE in “un’appendice dell’Eurasia”, l’Europa finirebbe in balia della Cina. La Germania può scegliere tra gli Usa, democratici e liberali, o a Cina illiberale e autoritaria.
  • L’Amministrazione Obama aveva negoziato e raggiunto accordi con la UE, per cui non ci sono stati conflitti per i gruppi tedeschi operanti negli USA. Con Trump non c’è stato invece un accordo preventivo con Germania o UE riguardo alla legislazione CAATSA (Countering America’s Adversaries Through Sanctions – contrastare gli avversari dell’America tramite sanzioni), che prevedeva anche sanzioni extraterritoriali, oltre a quelle direttamente contro la Russia.

Tra le nuove sanzioni americane allo studio, PEESA (Protecting Europe’s Energy Security Act – Legge di protezione per la sicurezza energetica dell’Europa), che prevede un embargo contro determinati fornitori del gasdotto Nord Stream 2; lo scorso febbraio è stata presentata al Congresso una legge di Difesa della Sicurezza Americana dall’Aggressione del Cremlino (DASKA), che prevede misure contro la corruzione a favore di Putin, ma anche contro la finanza russa.

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