Alcuni giorni fa abbiamo chiesto a voi studenti di raccontarci le vostre esperienze con la didattica online, per capire quali sono le riflessioni e i disagi di chi sta sperimentando in prima persona questa soluzione. Ecco una prima raccolta delle vostre impressioni.

 

«Molti prof (per non dire tutti) vanno avanti spediti come se fosse tutto normale e non ci fosse motivo di aspettare e perdere tempo. Viene reso invisibile e taciuto il fatto che per molte persone questa situazione non è “normale” e non si riesce a essere “produttivi” per molti motivi, pratici, organizzativi, familiari, ma anche psicologici ed emotivi. La nostra vita è stata stravolta, molti vivono disagi in casa, hanno problemi organizzativi, e anche problemi di forte ansia o depressione per la situazione creata dalla pandemia. Andare avanti a ritmi serrati dando per scontato che vada tutto bene è un po’ assurdo. Forse siamo fissati con la produttività? Davvero non si può rallentare, chiedere come va, creare spazi di dialogo e ascolto e non solo di insegnamento, riconoscere e accettare che non tutti sono attivi e produttivi in questa situazione e che non per questo vanno ignorati, essere aperti e sensibili ai problemi di tutti, adeguarsi ai ritmi di tutti#ladidatticanonsiferma?» – V.

 

«Hey ciao! Volevo condividere con voi la mia esperienza di quarantena da studentessa universitaria che dura ormai da più di un mese. Mi manda in bestia che l’università dia per scontato che dover stare in casa per noi studenti sia il massimo per preparare un esame. Ma non è così per tutti: c’è chi vive in un contesto familiare che non gli permette di prepararsi e concentrarsi a dovere per un esame ed era abituato a farlo fuori casa dove poteva avere un po’ di silenzio e pace. Non capisco questo “siete a casa quindi ecco a voi 100 mandati, consegne, scadenze, lezioni a distanza, ah e non scordatevi di preparare gli esami propedeutici!”. Non so, stiamo vivendo una situazione di crisi e disagio inimmaginabile e penso che dovrebbe aiutare ognuno di noi ad essere più disponibile ed empatico verso il prossimo.

Oltre alla disuguaglianza insita nella didattica online, che è un problema fondamentale, c’è anche un aspetto di cui si parla poco che ha a che fare con l’alienazione che deriva da un metodo completamente asettico come quello online. Nonostante gli evidenti sforzi per aiutare la partecipazione (chat, apertura del microfono) spesso è comunque davvero difficile intervenire, anche solo per i limiti comunicativi impliciti legati alla mancanza della comunicazione non verbale. Gli alunni delle scuole come le primarie o le secondarie che non capiscono la spiegazione e che sono troppo timidi per dirlo alla prof rimangono indietro, mentre in classe il docente tende ad accorgersi se deve spiegare nuovamente proprio guardando la classe, spesso senza necessità che venga richiesta la nuova spiegazione.
A livello universitario si è sicuramente più autonomi, ma il senso di isolamento che deriva dall’aumento esponenziale della lezione frontale che la didattica online richiede implicitamente, lascia l’amaro in bocca. È una situazione che frustra molto anche gli stessi professori abituati a cercare il confronto, soprattutto nelle aule dove il dibattito è vitale per la materia stessa. Con il metodo online l’istruzione ritorna ad essere quella fucina nozionistica di cui ci stavamo (lentamente) liberando e corsi interessantissimi finiscono per sembrare quasi scialbi. Detto questo, è probabilmente un bene che ci sia, se non altro ci tiene ancorati alla realtà, ma non vorrei mai che qualcuno sostenesse che sia meglio della lezione in presenza, perché significherebbe snaturare l’istruzione delle sue funzioni più importanti
». – N.

 

«Per me la didattica a distanza non è funzionale e non permette agli studenti di essere sullo stesso piano d’apprendimento.
La scuola già mostrava questa difficoltà, ma provando ad avere uno sguardo molto generale, possiamo dire che: siamo tutti seduti su dei banchi, abbiamo lo stesso libro ed impariamo dalla stessa persona che spiega.
Per quanto riguarda la didattica a distanza la situazione è differente, perchè la comprensione delle lezioni diventa causa di innumerevoli fattori che portano ad una profondissima disparità tra gli studenti. Un un’esempio può essere il nucleo famigliare in cui le persone sono inserite, che permette o no ad uno studente di vivere e formarsi in un’ambiente tranquillo, in cui è possibile seguire le lezioni senza elementi di disturbo. Nelle famiglie molto numerose o nelle famiglie agitate dove i litigi sono all’ordine del giorno questo non è possibile.
Un altro dei requisiti indispensabili è il livello e la qualità della rete internet, e questo cambia da operatore ad operatore, da luogo a luogo e proprio per questa ragione, dove questa condizione di eguaglianza non è presente, c’è già disparità tra alunno ed alunno.

Accanto a questo requisito, diventa facile presentarne uno simile, come la disponibilità della necessaria strumentazione per seguire la didattica a distanza e che sicuramente non sarà uguale per tutti, come può essere la dotazione di computer. Qui c’è un’altra disparità ancora, perché quello di cui si dispone non è uguale per tutti, pensiamo ad esempio alle famiglie meno fortunate, ed alla situazione che sta provocando in termini di perdita di lavoro il coronavirus.
Un altro punto da toccare necessariamente è la capacità di utilizzare i computer: qui bisogna dare un’attenzione particolare agli alunni che hanno bisogno di un sostegno, a causa di limiti fisici o mentali dovuti ad un handicap, per i quali, a causa della mancanza di un insegnante di sostegno, è impossibile essere sullo stesso piano d’apprendimento del resto della classe.
La didattica a distanza è quindi pericolosa ed inadeguata, questo non solo perché penalizza alcuni studenti, ma soprattutto perché ne favorisce altri creando un piano d’apprendimento non comune, perché il diritto allo studio vale se è uguale per tutti.
– A.

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