Una storia misconosciuta e commovente

La narrazione alternata di Matteo Petracci e Wu Ming 2, dal ritmo incalzante e capace di trasmettere le emozioni che loro stessi hanno provato in questi quasi 4 anni di ricerca storica, nel ricomporre una storia incredibile, l’intreccio e l’incontro di molteplici vite, storie e nazionalità.

I pezzi di un puzzle che ricostruiscono gli eventi della Resistenza nell’Appennino umbro-marchigiano, la mitica storia del battaglione Mario, “a very mixed bunch“.
Una formazione partigiana costituita da donne, giovani renitenti alla leva, antifascisti, preti, famiglie ebree, prigionieri di guerra e internati civili di diversa nazionalità o cittadinanza: britannici, francesi, polacchi, boemi, jugoslavi, sovietici e, caso specifico del battaglione Mario, anche tanti africani.

Uomini e donne dal Mondo

Donne e uomini africani che si trovavano in quegli anni in Italia perché strappati dai loro paesi d’origine per essere esposti, proprio come ad uno zoo, nella cosiddetta “Mostra delle Terre italiane d’Oltremare” che si doveva tenere a Napoli, nel 1940, come trionfo delle conquiste coloniali dell’Italia fascista.

Sono proprio loro, in paese straniero, a decidere di unirsi ai partigiani, di prendere parte attiva nel processo di liberazione dell’Italia dal nazifascismo, in quello stesso paese che prima li aveva obbligati a prostituirsi e li aveva trattati come merce,  toccante la storia della donna africana che per 15 giorni attua uno sciopero della fame per opporvisi, senza successo.

Un racconto che ci ricorda che la Resistenza è stata una storia meticcia, incredibilmente variegata, una “palestra politica” per tanti, una storia di ribellione, riscatto e generosità.

Forse ricordarli, leggere i loro nomi, guardare le foto che hanno scattato, ha un significato ancora più grande oggi, di fronte al razzismo dilagante in cui ci troviamo, l’individualismo, il volontario disinteressarsi e smarcarsi delle persone da tutto ciò che è “politico”.

Eventi simili e parole quali quelle che ieri ci hanno dedicato i due studiosi e l’operaio che è intervenuto sono importanti per crearsi gli anticorpi.

Per non cadere nella commemorazione sterile delle resistenze passate senza pensare a quelle presenti, per non trasformare la data del 25 aprile in un ricordo ma renderla prassi quotidiana.

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