Oltre al danno la beffa – di pubblicità sessiste e #tampontax 1

In un paese come l’Italia che dice di offrire uguali diritti a tutti i cittadini e di tutelare la dignità di ciascuno, ancora una volta, vediamo nei confronti delle donne una mancanza di rispetto enorme.

Mentre da anni il mondo si sta muovendo verso la riduzione della Tampon Tax con incentivi e sgravi sui prezzi degli assorbenti e dei prodotti per l’igiene femminile, in Italia gli assorbenti rientrano ancora nella fascia dei “beni di lusso”: sono infatti tassati al 22%, come se il ciclo mestruale fosse una scelta opzionale, un “lusso” di cui si può fare a meno.

Non solo quindi ogni persona è costretta a pagare, anche caro, beni di ‘primaria necessità’, ma recentemente è emersa da parte di una famosa marca di assorbenti (Lines) una mortificazione e disinformazione totale. Le frasi apparse sull’involucro dell’assorbente sono a sfondo sessista, con una visione maschilista e stigmatizzata della donna. Quasi a giustificare una visione retrograda, piena di luoghi comuni, che porta le persone a pensare che una posizione di inferiorità data dal fatto di essere nate con il sesso ritenuto “debole” sia giusta.

Analizziamo cosa comporta tutto questo.

Una prima riflessione va a tutte le ragazze e donne che utilizzano questo prodotto.

Leggere “Divorare una vagonata di carboidrati senza sentirsi in colpa. Ci siamo mangiate anche quelli.”, “I giorni prima del ciclo sono il momento più creativo di una donna. Depresse sì, ma piene di idee.” o ancora “Siamo di pessimo umore e irritabilissime. Ma quanto è bello sentirsi dare ragione per 5 giorni al mese?”, “Il ciclo è una scusa accettata universalmente per dare buca ad un appuntamento a cui non vogliamo andare!”, “Nei giorni dopo il ciclo siamo più concentrate. Yuppi! Usciremo dal lavoro prima del solito!”, “Durante il ciclo tendiamo a indossare abiti bianchi. Poco male, quest’anno va di moda l’arancione!” (per citarne alcune), non è solo frustrante e offensivo, ma sconcertante. A chi è poco informato può suscitare dubbi e confermare visioni distorte del ciclo mestruale; normalizzare fatti e credenze non veritieri è scorretto. Ma dopo tutto, da un Paese in cui i progetti di educazione sessuale nelle scuole sono una perla rara e in una società in cui le mestruazioni, il ciclo sessuale e tutto ciò che ne concerne costituiscono un tabù, cosa ci si può aspettare?

Una seconda riflessione va a chi permette di produrre e vendere un prodotto di alta influenza.

Che scelta di marketing utilizzano queste ditte? Chi è che approva la vendita sentendo il bisogno di discriminare mettendo battute di dubbio gusto che gravano su chi è capitato come soggetto in questione? Ancora una volta, purtroppo, non ci stupiamo.

La verità è che, diversamente da come le si vuole far apparire, le donne non sono stupide, non perdono possesso delle proprie facoltà durante il ciclo, non soffrono di isterismo per 5 giorni al mese e non sono inferiori a nessun altro essere vivente. La chiara propaganda atta a schernire e umiliare la donna proprio in ciò che più di tutto la contraddistingue dal genere maschile – ovvero, la capacità di generare altra vita, – non fa altro che svelare la fragilità di una mentalità patriarcale e maschilista.

Per questo esortiamo tutte e tutti a informarsi, a distaccarsi e a diffidare da chi vuole imporre concetti e stereotipi a forza, a prendere posizione e costruire un pensiero critico.

La lotta al rispetto per sè stessi e per una società più equa ha le radici nella consapevolezza e nell’organizzazione collettiva, ma parte in primo luogo dal singolo, con un gesto molto semplice ma efficace, come quello di non acquistare più simili prodotti.

 

 

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