Lotta di classe, lotta culturale, lotta femminista: una settimana di raccolto a Piacenza 1

Come descrivono le tre immagini di corredo a questa breve valutazione dei giorni appena trascorsi, veniamo da una settimana che è la migliore rappresentazione di quello che chiamiamo intersezionalità delle lotte e unità fra gli oppressi. Sinteticamente:

Mercoledì 20 febbraio è partita la lotta sul piano nazionale in difesa degli 87 lavoratori, tutti iscritti al S.I.Cobas, impiegati nello stabilimento piacentino di GLS. Una giornata che ha fatto emergere tutta la forza accumulata in dieci anni di lotte dai facchini, se è vero che già nella giornata di giovedì la GLS si è piegata e si dovrebbe andare in tempi celeri a una firma che metta al sicuro l’occupazione nel piacentino. Una forza, ricordiamolo sempre, che si chiama solidarietà: migliaia e migliaia di lavoratori della filiera che si sono astenuti dal lavoro e hanno bloccato i cancelli, segno che c’è stato un lavoro serio a partire dal piano dei valori dei lavoratori coinvolti. Credete sia facile che lavoratori garantiti mettano a rischio la loro fedina penale e il loro portafoglio per aiutarne altri che nemmeno conoscono oggigiorno in Italia?

Venerdì 22 febbraio si è tenuta alla Coop Infra la presentazione del romanzo “Proletkult” dei Wu Ming. Anche una semplice iniziativa culturale si rivela campo di battaglia nella città degli Zandonella e dei convegni oscurantisti. Lo dimostra il particolare riscontro numerico e di interesse dimostrato venerdì sera. Ma lo conferma anche l’intervento di Wu Ming 4 che intelligentemente ha disegnato un quadro che si è inserito idealmente proprio dove terminava la lotta del giorno prima. Si è infatti partiti dal raccontare come gli stessi Wu Ming e con loro altri esponenti del mondo culturale italiano vennero duramente attaccati dall’arcipelago sinistrense quando nel 2013 sostennero proprio la lotta dei facchini S.I.Cobas alla Granarolo. Una linea di demarcazione di classe che, come Piacenza sa bene, traccia una linea insormontabile fra chi è sfruttato, o comunque sta con gli sfruttati, e chi invece sfrutta, o più o meno inconsapevolmente porta acqua a quel mulino. Quella stessa divisione che si è spesso tradotta nello stigma irrazionale e nell’isolamento vigliacco (e invidioso) di chi invece fieramente si è schierato con gli sfruttati ottenendo anche grandi successi. Una rottura che ci ha sempre riempite e riempiti di orgoglio, soprattutto constatando col passare degli anni l’efficacia e la crescita del nostro metodo e del nostro blocco di riferimento a scapito dei ridicoli rassemblement sinistrati, magari pronti poco dopo un ipocrita abbraccio al comune a sfruttare nel modo più duro gli immigrati sul lavoro. Una (per noi felice) separatezza e nemicità manifestatasi ad esempio anche lo scorso 10 febbraio, che proprio Wu Ming 4 ha usato in conclusione del suo intervento come esempio per dire che sì, il fascismo avanza, ma nessun frontismo è possibile con sigle e siglette parte in causa nello sfruttamento, pena il rafforzarne le precondizioni stesse! Diffondere cultura significa in tempi bui anche fare agitazione culturale, e venerdì ciò si è ben potuto constatare.

Sabato 23 febbraio si è tenuto invece il coordinamento provinciale del movimento dei facchini. 82 compagne e compagni in rappresentanza di 53 aziende si sono date appuntamento a Castel San Giovanni per tracciare il bilancio delle ultime lotte e preparare le prossime venture. Grande protagonista della giornata è stata la lotta di genere, con l’intervento di due compagne (una piacentina attiva nei movimenti femministi di Bologna, l’altra impegnata direttamente nel nostro territorio) che ha catalizzato l’attenzione e rilanciato verso lo sciopero transfemminista internazionale dell’8 marzo. Coerentemente alla piattaforma internazionale, lo sciopero dovrà vedere un’astensione attiva dal lavoro di donne e uomini. Non gli uni contro le altre ma uniti contro l’oppressione di genere e contro il capitale, se è vero come è vero che nella nostra città è proprio la linea della classe (e del colore…) la maggiore contraddizione pulsante e che sempre più adesioni stanno arrivando dai magazzini con personale femminile organizzato e combattivo. Ecco finalmente una reale, tangibile concretizzazione del troppo spesso solo declamato intersezionalismo della lotta femminista. Operai e operaie hanno accolto con calore l’invito all’astensione dal lavoro e alla partecipazione alla manifestazione piacentina prevista per venerdì 8 marzo alle 18:00 da Barriera Genova.

Insomma, una settimana che è stata un piccolo “riassunto” dei tanti fronti su cui siamo impegnate e impegnati. Un lavoro certo estenuante ma che proprio grazie alla sua coerenza interna e alla trasparenza dei suoi obiettivi continua a seminare dopo tre anni vissuti sempre sulla barricata. Ma, mentre semina, già si gode in termini di partecipazione e avanzamento delle coscienze anche un sostanzioso raccolto.

Lotta di classe, lotta culturale, lotta femminista: una settimana di raccolto a Piacenza 2

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