La necessità di difendere Carola, il dovere di andare a fondo con le analisi 1

Diciamolo preventivamente: difendere la Capitana carola è una necessità per qualunque persona di buon senso. Già da tempo le nostre pagine social si occupano di lei e di altre capitane e capitani che fanno il loro dovere di gente di mare: salvare vite. Se ne facciano una ragione i razzisti (chiamiamoli col loro nome) e gli uomini d’ordine anti-immigrati: anche dal vostro vomitevole punto di vista legalitario, il diritto del mare è diritto internazionale, recepito dalla nostra costituzione con valore di legge costituzionale. Un decreto Salvini o un’ordinanza comunale non possono in alcun modo sopravanzarlo, a meno di un’apposita riforma costituzionale che ci sottragga ad un tempo a questo dovere e alla nostra rappresentanza presso le Nazioni Unite.

Finito lo spiegone per le capre che vorrebbero Carola ai lavori forzati, è però compito nostro andare più a fondo.

Prima di tutto, dicendo che il lavoro delle ONG (termine che vuol dire tutto e niente: ne esistono di diversa natura e con diverse vocazioni) è sicuramente prezioso per salvare le vite umane, ma non dice nulla rispetto al più complessivo meccanismo di creazione di migranti e di gestione dei flussi. Non confondetevi: non è certo la critica “rossobruna” circa la necessità di farsene carico da parte degli altri stati europei quella che vogliamo avanzare. Solo delle capre potrebbero considerarsi comunisti e avanzare detta critica: Marx chiarisce fin troppo bene come la migrazione sia una prima risposta (una prima difesa) del proletariato mondiale e locale alla violenza (coloniale o interna) della borghesia. Gli apprezzatori di Fusaro devono farsene una ragione: il loro vate vende fumo, e pure di bassa qualità. Li raggira riproponendo discorsi tipicamente fascisti e mettendoli in bocca al Moro di Treviri.

No, la nostra critica è la critica realmente antisistema, perfettamente condivisibile tanto da un libertario quanto da una marxista, che vede nel sistema dell’accoglienza un primo, a volte tremendo, mattone del sistema di coercizione illegittima e avviamento alla disciplina dello sfruttamento dei soggetti migranti.

Carola fa egregiamente il suo dovere, mostrando il coraggio e la capacità che i suoi detrattori (e anche tanti compagni) nemmeno possono immaginare. Ma i migranti scesi dalla Sea Watch vengono un minuto dopo censiti ed avviati agli “hub” di smistamento, a noi tristemente noti. Dove il suo lavoro finisce inizia l’ipocrisia della “sinistra” (intesa come apparato socio-politico). Questa vicenda ad esempio è di un anno fa, ma potremmo estendere i racconti a tutti i nostri compagni piacentini che, al loro arrivo in Italia e senza aver commesso alcun crimine, si sono visti recludere per un anno nel carcere delle Novate perché privi di documenti in base alle leggi-ricatto del nostro paese (solo nel S.I.Cobas piacentino parliamo di centinaia di ragazzi).

Per chi viene ritenuto “non socialmente pericoloso” scatta poi il penoso percorso dei percorsi di accoglienza, quell’universo di cooperative “dei 35 euro al giorno” (di cui solo 2 vanno effettivamente ai migranti, mentre della parte trattenuta dalle coop è lauto il margine di guadagno in confronto a quello di effettiva spesa per le prime necessità degli “ospiti”). Universo certo differenziato al suo interno, con sensibilità migliori (GUS) o peggiori (a Piacenza ve ne sono davvero di terribili: casi di persone colte da infarto lasciate a boccheggiare sul pavimento, casi di ragazze, anche alcune nostre compagne, lasciate in balia di stalker e mercanti del sesso nonostante le ripetute segnalazioni per la paura di perdere la “risorsa”). Un percorso che salvo rare eccezioni fa di tutto per non rendere indipendenti le persone, cercando di trattenerle sino ai termini massimi concessi all’interno dei percorsi quali fonti di guadagno, e lasciandoli un minuto dopo abbandonati a sé stessi ed esposti alle mire di caporalato e schiavitù sessuale. Un universo che, soprattutto, contribuisce a dare un fondamento, seppur distorto ad uso e consumo, alla retorica stronzo-destra sul “buisness dell’accoglienza”.

Rivolta Lampedusa

Un momento di rivolta e incendio dell’hub di lampedusa da parte dei migranti reclusi

In alcuni casi, reti di militanti di sinistra (più o meno “di movimento”) folgorate sulla via dei buoni sentimenti hanno messo esse stesse in piedi cooperative di accoglienza, anche direttamente impiegate dentro i poli concentrazionari (si pensi alle recenti mobilitazioni in difesa dei loro lavoratori presso il CIE di Bologna, a nostro avviso rappresentazione suprema del tasso di contraddizione intrinseco a queste reti e a quei sindacati, a prescindere dalle buone fedi di ciascuno).

Lo vogliamo dire con chiarezza: il ruolo positivo esercitato per i ragazzi e per le coscienze da Carola risulta oscurato dall’indolenza e dall’impreparazione mostrata dalle reti di compagni e dai “cittadini medi” con il cuore a sinistra. Perché nessuno si è fisicamente opposto al suo arresto, sebbene avvenuto da parte di soli 4 finanzieri? Perché nessuno (eccezion fatta per i meritori portuali genovesi) ha dichiarato di voler aprire a forza i porti per eventuali altri sbarchi? Fra l’opinione da social e l’azione/organizzazione concreta passa la linea di demarcazione fra mentalità colonialista dai buoni sentimenti e mentalità di classe.

Noi, di nostro, cerchiamo di portare avanti questo ragionamento laddove la faglia di classe e di colonialismo attraversa il nostro territorio: si tratta del ben noto fronte dei blocchi ai magazzini, che nell’ultimo mese ci ha visti super-impegnati fra vertenza GLS-Enterprise (Piacenza ma anche tutta Italia), Finiper (Soresina), Italpizza (Modena)…il livello dello scontro sociale in atto (che lega il migrante alla figura dell’operaio vessato da padronato, caporalato mafioso favorito dalle istituzioni e decreti Salvini…guarda caso gli stessi livelli che si intrecciano nella vicenda Ndrangheta al Comune di Piacenza) non contempla fra gli strumenti di lotta lo schieramento ideale, ma solo l’essere parte in causa nei conflitti.

La necessità di difendere Carola, il dovere di andare a fondo con le analisi 2

Un’ultima riflessione, che precipita anch’essa sulla miserabile vicenda della Ndrangheta al Comune. Quali sono i più forti collanti ideologici su cui si è impiantata la odiosa propaganda “anti-Carola” da parte dei seguaci di Capitan 49 milioni e dei partiti di destra? Il Patriarcato e il maschio-alphismo, come sempre anticamera del neofascismo. Eh sì, quante ne avete sentite? “Devi farti stuprare” urlato dalla supporter di Salvini sul molo (che si è poi scoperto essere una nota evasora fiscale, che italianità!). “Ha preso 40 cazzi neri”. “Tedesca che viene a comandare a casa nostra, ha pure studiato” (in opposizione alla fiera ignoranza richiesta da ogni tendenza politica forte con i deboli ma zerbina con i padroni). Siamo davvero fieri e convinti del nostro percorso femminista, poiché ogni giorno se ne ribadisce la centralità come strumento di subordinazione delle donne ma anche di tutti i deboli (dovrebbero capirlo quelle associazioni di genere che si rinchiudono nella torre d’avorio della tutela di una specificità discriminata…). E dal patriarcato discende la logica di prevaricazione, la stessa su cui si fondano e da cui traggono linfa vitale fascismo e mafie economiche (stiamo parlando delle mafie degli affari e delle istituzioni, non certo del piccolo pusher per necessità all’angolo delle strade che fa dentro e fuori dalle galere). Tutti aspetti che convergono, trovando nei partiti neofascisti istituzionali un ottimo vettore di espansione, all’interno della squallida vicenda piacentina. Hanno un bel dire la Sindaca e il leader di Fratelli d’Italia nel dichiararsi parte lesa: la responsabilità politica dell’aver candidato Caruso è inaggirabile, ma la matrice culturale profonda che abbiamo descritto basta e avanza, per chi vuole guardare a fondo e non alla piatta superficie raccontata dai giornali, per individuare tutte le condizioni necessarie agli eventi cui abbiamo dovuto assistere, e che ridicolizzano con il loro tasso di contraddizione le campagne securitarie/razziste malcelate agitate a livello locale o nazionale, come quella contro Carola e i 40 esseri umani caricati dalla Sea Watch.

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