È sconcertante la leggerezza con cui il Ministero abbia deciso di stravolgere l’esame di maturità e di come abbia deciso di comunicarlo a soli 150 giorni dalla prima prova. Una decisione che è espressione di poco rispetto e scarsa importanza attribuita alle migliaia di studenti e studentesse già in ansia in vista dell’esame di stato imminente.

Ma andiamo a vedere di cosa si tratta:

negli ultimi giorni è stata resa nota la revisione dell’Esame di Stato da parte del MIUR, che elimina la terza prova e che concentra nella seconda prova ben due materie d’indirizzo. Matematica e fisica allo scientifico, greco e latino al classico, e così via.Le novità però non finiscono qui. Infatti, anche la prova orale subisce dei cambiamenti: viene abolita la tesina. Il colloquio è ridotto ad un’interrogazione su più materie, che si svolge davanti ai commissari interni ed esterni. Il giorno della prova ogni studente sorteggerà – fra tre buste preparate dalla commissione nei giorni precedenti – un argomento a partire dal quale sarà condotta l’interrogazione.

Non è mancata la risposta degli studenti e delle studentesse che si dicono fin da subito avversi ad un sistema che affida al caso l’esito di un percorso di 5 anni di studio e che non concede più alcuno spazio di libera espressione delle proprie passioni e delle proprie idee. La tesina infatti rappresentava per molti ragazzi e ragazze un vero e proprio stimolo e allenamento alla ricerca, nonché uno dei pochi momenti in cui potessero esprimere e sviluppare i propri interessi, connettendoli agli argomenti affrontati nel corso dei cinque anni.Sono proprio i momenti di sviluppo di pensiero critico e personale che la scuola dovrebbe sviluppare, anziché restringere. La maturità dovrebbe essere la conclusione di un percorso di crescita lungo e intenso, fatto di tante difficoltà e sacrifici da una parte, ma anche di scoperte e soddisfazioni dall’altra. Purtroppo risulta essere sempre meno così, a causa dell’aspetto sempre più competitivo e nozionistico a cui la stessa scuola è stata appiattita: un’idea di scuola che è stata portata avanti dagli ultimi governi (PD in primis, e Lega e 5 stelle ora) e che non ha mai incontrato il favore degli studenti, in quanto lontana dai reali desideri degli studenti e delle studentesse.

Invece che sviluppare coscienza critica e stimolare interesse negli studenti, la tendenza degli ultimi anni è stata quella di propinare test di valutazione per dividere gli istituti in scuole di seria A e serie B, introdurre falsi principi di meritocrazia per aumentare la competizione sia tra gli insegnanti sia tra gli studenti, e costringere i ragazzi e le ragazze a spendere centinaia di ore in alternanza, lavorando gratis e senza imparare nulla di utile nella maggior parte dei casi. Anche la fantomatica alternanza scuola-lavoro è ormai parte dell’esame finale. Durante il colloquio, ogni studente dovrà infatti esporre la propria esperienza, senza ovviamente poter esprimere giudizi negativi o riflessioni critiche, pena la compromissione del voto finale o l’astio di qualche dirigente.

Insomma, non esattamente un lieto fine questo esame, per questo ribadiamo la nostra contrarietà a questo sistema folle e ingiusto.

Ci dicono che l’alternanza ci serva per trovare un lavoro, ma noi non vogliamo trovare un posto in questa società, che ha completamente assoggettato il mondo della formazione alle logiche del lavoro e che dà poca attenzione e spazio alla cultura e alla formazione.

Noi vogliamo creare una società in cui valga la pena trovare un posto, e per farlo c’è bisogno di una scuola che ritorni a dare centralità allo spazio critico e ai desideri degli studenti e delle studentesse.

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