INDIGNAZIONE: distinguere cause ed effetti 1

A Piacenza ha fatto particolare scalpore un’intervista del quotidiano locale a un assessore della Lega, già al centro di forti polemiche in passato per le relazioni con la galassia neonazista (giusto per capirci è stato coordinatore della serata “Defend Europe”), in cui senza tanti giri di parole declama tesi segregazioniste. Che ne sia consapevole o meno, infatti, in quella precisa corrente di pensiero si è collocato con alcuni passaggi dell’intervista.

Ora la cosa più naturale sarebbe una mobilitazione indignata, eccetera, eccetera.

Crediamo però che avrebbe gambe di burro se ancora una volta quel segmento di “giovani bianchi per bene con valori di sinistra” evitasse di affrontare il problema a monte: come è possibile che si arrivi a sdoganare certe posizioni? Cosa lo permette?

La destra marcia astutamente su ciò che la realtà concede loro. Sapranno quindi i tanti indignati esigere chiarezza agendo sulle cause e non sugli effetti?

INDIGNAZIONE: distinguere cause ed effetti 2

Ad esempio, incalzando l’ANPI che ogni anno legittima il suddetto personaggio nella sua provocazione sul palco del 25 aprile? O ancora mettendo in campo una spietata critica alla galassia concentrazionaria costruita nel nostro paese dal Partito Democratico? O alle leggi sul lavoro che costituiscono la premessa necessaria alle logiche concentrazioniste espresse dall’assessore (“gli immigrati vanno bene se lavorano senza rompere le scatole, ma anche così rimane un muro fra noi e loro”, quale legge li rende in posizione ricattabile tale da dover lavorare senza poter rompere?).

Saprà, questa opinione pubblica indignata di “sinistra” riconoscere una causa in certi rappresentanti di coop “dell’accoglienza” intervenuti sul giornale in risposta a Zandonella mentre costituiscono uno dei principali fautori del consenso alla Lega, col loro fare degli esseri umani un business che spesso no si cura nemmeno delle violenze e delle persecuzioni cui sono sottoposti i suoi “fruitori”?

Se sì, forse, questa boutade infelice sarà viatico di un leggerissimo cambio di marcia in città. Se no, ahinoi, gli indignati saranno destinati ancora una volta alla frustrazione di vedere un progressivo sdoganamento della barbarie retorica senza riuscire a fare alcunché per fermarla.

 

Le opzioni per fare un discorso – e un intervento – che abbiano un capo e una coda ci sono, anche se ovviamente richiedono un minimo in più di sforzo mentale e fisico. La scorciatoia della lamentela per i brutti e cattivi invece rinforza solo i brutti e cattivi.

Nel riquadro un piccolo (molto marginale) dato di realtà a rinforzo dello stimolo alla riflessione che diamo.

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