"Giornata del Ricordo" o rigurgiti fascisti? 1

Un contributo da uno studente del Respighi sulla giornata del ricordo

Negli ultimi giorni, in concomitanza con la “Giornata del Ricordo”, nel suo piccolo Piacenza, e così tutta Italia, ha assistito ad una vera e propria “fascistizzazione” in ambienti vicini ai giovani e, ancora più preoccupante, nelle scuole. Dai volantinaggi fuori dagli istituti e licei ai cartelloni sui muri contro i partigiani Titini fino alle scritte antisemite fuori dalle due scuole di Roma che citavano “Calpesta l’Ebreo”.

Si potrebbe affermare che queste gesta deprecabili siano frutto di qualche nuova moda o che siano state commesse da ragazzetti insulsi ed annoiati che sperano, così facendo, di risultare “fighi” agli occhi di tutti. La questione però assume una diversa portata quando è addirittura l’assessorato all’istruzione della Regione Piemonte, retto dalla meloniana Elena Chiorino, che propone la distribuzione del fumetto “Foiba Rossa”, edito dalla casa Ferrogallico, in tutte le scuole piemontesi. La collusione tra Ferrogallico, amministrata da vari esponenti di Forza Nuova rei in aggiunta di aver annunciato un rogo di libri, e la galassia neofascista è ormai cosa nota.

La situazione pare dunque tanto drammatica quanto deplorevole: stiamo assistendo ad uno sdoganamento di stampo fascista in piena regola in contesti studenteschi.

E la scuola? La scuola cosa fa al riguardo? Niente, o se non niente molto poco. Ma di ciò non la si può biasimare più di tanto la nostra amata e tormentata scuola in quanto sono ormai anni che all’interno di ogni istituzione scolastica è radicato il diktat democratico-liberale che impone il rispetto di qualsiasi tipo di ideologia. Anche se questo stesso ideale va in contrasto con la costituzione e con l’essenza stessa della scuola democratica.

I fascisti così si beano di questa nuova posizione neutrale e apartitica che ha acquisito la scuola per veicolare i loro messaggi di odio. Slogan razzisti, frasi fatte e inni al duce diventano il pane quotidiano di tutti quei ragazzetti che, non sapendo come distinguersi dagli altri, ne iniziano ad abusare.

Ma d’altronde la questione è facile da capire: in un mondo dove apparire è sempre più importante, se tu giovane studente ignorante di politica vorrai risultare alternativo agli occhi dei tuoi coetanei non parlerai certamente di integrazione, ma di razzismo; non parlerai di diritti, bensì di isolare le diversità; non parlerai ovviamente di concetti come femminismo, antifascismo o anticapitalismo che richiedono riflessione e informazioni, ma sguazzerai nel tuo brodo primordiale composto da tante certezze e rassicurazioni come “Difendere LA MIA Patria”, “Difendere LA MIA religione”, “La famiglia è UNA sola” che ti faranno sentire così forte e molto originale.

Diventa quindi un movimento all’apparenza “rivoluzionario” e “anti-sistema” che trova consensi tra gli studenti ormai stanchi della solita retorica anti-fascista figlia dell’indottrinamento di quegli stessi professori “comunisti”, “sessantottini”, “servi dei poteri forti”, e perché no, anche un po’ “amici di Soros”.
È un fenomeno senza precedenti: la destra sta assumendo il ruolo che ha avuto la sinistra per decenni. Il ruolo che vede lo studente porsi contro il sistema che detiene il potere, il sistema che opprime e che decide per te.

Sorge dunque spontanea la domanda: “E la sinistra?”. “Che cosa fa la sinistra istituzionale davanti allo sdoganamento dell’ideale nemico per eccellenza?” (Anche unico tra l’altro forse che riesce veramente ad unire la frammentatissima sinistra.) Anche qui siamo costretti a prendere coscienza del fatto che più di qualche post su Facebook o Instagram, più di qualche parolone davanti a microfoni e riflettori, neanche più la sinistra storica agisce e prende una posizione netta contro questo nuovo-vecchio fenomeno.

La responsabilità ricade quindi su persone come noi, gente normale che vive vite normali ma che nonostante tutto combatte ogni giorno contro la diffusione di odio e razzismo nelle strade, nelle scuole, nei posti di lavoro. Gente che ricorda a tutti cosa vuol dire veramente lottare: lottare contro il sistema, lottare per un domani senza odio, differenze di genere, paura, razzismo. Per ricordare a tutti che un braccio alzato e un inno al duce non sono nient’altro che l’appiglio per tutti quei ragazzetti soli, frustrati, infelici e con l’esasperato bisogno di apparire. È questa l’essenza di questo nuovo fascismo: zero ideali, ma solo una grande voglia di apparire forti con i più deboli.

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