Fuori da ogni retorica, fuori di speculazione politica, fuori anche dalla distorsione mediatica, si impongono delle riflessioni a tutte le donne di questo paese travolte loro malgrado dallo stato d’eccezione rappresentato dall’emergenza “COVID-19”.

Rimandando quindi le considerazioni sulla valutazione politica della gestione di tutte le piccole fattispecie, possiamo nell’immediato concentrarci sul mettere a fuoco una serie di peculiari condizioni di disagio che hanno investito la nostra vita nelle zone rosse e nelle zone gialle.

Procediamo dal macro al micro, affrontando specifiche tematiche che a nostro avviso evidenziano come lo stato di eccezione nel quale ci troviamo sia rivelatore di lacune anche all’infuori dell’emergenza. Negatività e problemi che ci colpiscono in quanto persone e in quanto donne.

resisto-coronavirusPartiamo dalla condizione dell’apparato medico-sanitario. Una necessaria premessa: un’epidemia (per fortuna non ancora pandemia) non è per definizione arginabile da alcun sistema sanitario. La natura stessa del virus pone l’essere umano nella condizione di rincorrere. A fronte di una complessiva capacità di resistenza, dovuta principalmente al sacrifico degli operatori, si è potuto notare un persistente rischio di cedimento dovuto alle politiche decennali di definanziamento alle strutture e di depotenziamento del personale. I posti letto per i ricoveri sono velocemente terminati all’ospedale di Cremona, mentre in tutte le strutture coinvolte si è richiesto agli operatori medico-sanitari uno sforzo immane che sarebbe stato evitabile in presenza di maggiore personale e risorse. I piani coinvolti sono davvero tanti in questo caso: si parte dall’inclusione a imbuto nel sistema formativo universitario, alla carenza di borse di studio di specializzazione, per arrivare al blocco delle assunzioni che persiste da anni. Chi si è sacrificato in prima linea non ha passato delle belle giornate. Il lavoro non dovrebbe essere martirio.
Ci chiediamo come, a fronte di questa situazione, sia possibile continuare a immaginare per il futuro tagli alla sanità, incentivazione del privato (dove si è nascosto in quest’emergenza?) e chiusura di ospedali (vedi la relativa cartina riguardo i 175 ospedali che il governo PD – 5 stelle intende chiudere in tutta Italia con la Spending Review). Possiamo anzi dire che l’emergenza ha rivelato una catena di storture del tutto “ordinarie” e ataviche per il nostro paese e rimarcato una volta di più l’importanza di un sistema sanitario pubblico e accessibile a tutti.

Si pone poi un problema relativo alle misure di prevenzione quali la chiusura delle scuole. È notorio che, nella quasi totalità delle famiglie in cui i genitori sono lavoratori dipendenti, il lavoro di cura ricade sulle donne. La chiusura delle scuole diviene in questo senso un peso insostenibile per le donne, costrette alla scelta fra il ricorso a spese accessorie per baby sitter e l’esporsi a rischi di ritorsione sul posto di lavoro in caso di assenza per la cura dei figli.
Come sempre, all’oppressione di genere si somma una oppressione di classe: la situazione della professionista con maggiori disponibilità economiche e flessibilità oraria non è paragonabile a quella delle operaie o delle dipendenti sottoposte al ricatto del salario (specie se precarie). Anche su questo fronte, la risposta delle istituzioni è stata insufficiente, o per meglio dire nulla: a fronte dei provvedimenti di sgravi e dilazioni fiscali per le imprese nessuna misura è stata posta a tutela delle lavoratrici. Come nel caso del personale sanitario, la catena degli errori che ci trasciniamo è lunga: si parte dallo scandaloso livello delle paghe previste dai contratti nazionali per arrivare all’inesistenza di uno specifico welfare a tutela del lavoro di riproduzione sociale. Anche in questo caso, il Corona-virus assume un ruolo rivelatore.

Un veloce inciso lo merita poi il piano del lavoro in quanto tale. Qui lo slogan potrebbe essere “ognuno in ordine sparso”. Indicazioni prefettizie contraddittorie (lavoratori da tenere in aspettativa retribuita, non retribuita, mandati in malattia, o tutti al lavoro), circolari che si accavallano di ora in ora. Sostanzialmente, la messa in sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici è passata esclusivamente per lo slancio volontaristico di qualche sigla sindacale a livello di singoli siti lavorativi. In ogni caso, possiamo dirlo con certezza vista la nostra relazione territoriale con i fronti di lotta operaia, queste minime e sparse misure di tutela cercheranno di essere ferocemente recuperate dalle parti datoriali con il ricorso a un regime di straordinari in chiave di recupero delle ingenti perdite. Forse che lo “Statuto dei lavoratori”, invece che dell’eliminazione delle tutele sulla stabilità del lavoro, necessiti di un aggiornamento per quanto concerne la situazione del lavoro femminile e i protocolli da applicare in situazioni di pandemie, che sappiamo destinate a moltiplicarsi in futuro a causa dell’impatto umano sul Climate Change?

E arriviamo al punto del razzismo. Le considerazioni son fin troppo ovvie. L’occasione di speculare politicamente in modo becero su una vicenda così (non fosse altro che per una banale questione di indicizzazione delle parole-chiave, principio sul quale si è costruita negli anni la fortuna di Salvini) era troppo ghiotta. E la speculazione non è mancata. Dall’ex ministro di polizia a tutte le possibili declinazioni del razzismo xenofobo nessuno ha fatto mancare il proprio contributo. A Piacenza, poi, siamo arrivati al punto di vedere un consigliere comunale di Fratelli d’Italia (proprio loro, quelli degli arresti multipli per ‘ndrangheta in tutta Italia) che riprendendo un comunicato del sedicente portale di informazione “Piacenza Diario” ha fomentato l’odio verso le prostitute cinesi che operano nei centri massaggi, additando un regime di tolleranza privilegiata nei loro confronti da parte delle ordinanze preventive. In altri tempi, il ruolo che ricoprivano gli aizzatori di pogrom contro i ghetti ebraici. Non bastasse la grettitudine di prendersela con una marginalità sociale (nell’esercizio di una professione già di per sé degradante e del tutto estranea alle ragioni del contagio), si soffia quindi sul fuoco del pregiudizio verso i cinesi, esponendo tra l’altro le prostitute al rischio di impavesate di qualche fascistello esaltato. Non preoccupatevi, a breve i “neri” torneranno a riprendersi la scena, e poco importa se si tace sulla tratta di schiave nigeriane arrivate in Italia in fuga dalla devastazione di un’eccellenza come la nostra Eni e già stuprate e torturate nei lager libici varati dal PD.

Infine, non dimentichiamoci che, come ha sottolineato il nazionale di Non Una Di Meno, il patriarcato opera trecentosessantacinque giorni l’anno. La violenza domestica e il virus-patriarcato sono una realtà che ha già mietuto quattordici vittime (di cui sei donne trans) da inizio anno e che vi è fondato motivo di sospettare sia destinata a recrudescenza nei giorni della quarantena.

Da tutte queste considerazioni, non possiamo che riconfermare quanto già più volte abbiamo sostenuto:

SE VOGLIAMO OPERARE IN UNA PROSPETTIVA FEMMINISTA, SE VOGLIAMO RAGIONARE DI AUTODIFESA, DOBBIAMO FARE LO SFORZO DI CONNETTERE LA SPECIFICA QUESTIONE DI GENERE NELL’ORIZZONTE PIÙ COMPLESSIVO DI UNA REALTÀ CAPITALISTA E RAZZISTA CHE DAL PATRIARCATO TRAE FORZE E AL CONTEMPO RAFFORZA.

È stata la nostra chiave di lettura sin dalla nostra nascita ormai quattro anni fa, che ci ha portato a mettere in campo su Piacenza sinergie virtuose con altri fronti di lotta. Ed è la chiave di lettura con la quale ci apprestavamo a celebrare un ennesimo otto marzo di Lotta. Giornata che, a fronte dello sconvolgimento delle nostre quotidianità, reputiamo a questo punto necessario rimandare a SABATO 14 MARZO, per non sacrificare il necessario spazio e tempo di dibattito e approfondimento su tutti i piani che abbiamo qui sinteticamente toccato. Informazioni riguardo al corteo e alle iniziative pubbliche saranno diffuse al più presto. Quindi restate sintonizzatx: il patriarcato è un virus contro al quale non possiamo concedere tregua!

sab14mar16:0019:00L'Otto Marzo: corteo femminista a Piacenza16:00 - 19:00 Barriera Genova Organizzatore: R-Esisto Tipologia Evento:Manifestazioni

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