Con Romina nel cuore, cronaca di una giornata di Lotta e di Rabbia 1

È arrivata questa mattina la notizia della drammatica morte di Romina, operaia alla QVC nel polo logistico di Castel San Giovanni.

Il fatto ci ha trafitto dolorosamente. Quel che ne è seguito, tuttavia, ci ha permesso di concludere la giornata, se non con un impossibile sorriso, almeno con la concreta sensazione che a Piacenza si sia creato qualcosa di grande in termini di organizzazione e coscienza. Quella andata in scena, infatti, e stata una risposta di classe tempestiva, enorme e determinata. Una risposta in questi termini e con questa prontezza di fronte a una lavoratrice morta “in itinere” (cioè mentre andava al lavoro, non direttamente sul luogo di lavoro) a Piacenza non c’era mai stata.

Circa un migliaio di operaie ed operai si sono immediatamente messi in sciopero per poi darsi appuntamento fuori dai magazzini del polo e marciare fino a quello dove lavorava Romina.

A promuovere il tutto ovviamente il S.I. Cobas, cui aderiscono 7 su 10 lavoratori del polo se si fa eccezione per Amazon, ormai unica “mosca bianca” attanagliata dalle prese per i fondelli dei sindacati confederali.
E proprio dei confederali è pesata come un macigno l’assenza: per quanto ormai residuali nel mondo del lavoro operaio piacentino, nessuno si è fatto vedere, mandando un messaggio di disinteresse e scarsa coscienza politica davvero negativo e opposto a quello del sindacato conflittuale, al quale per altro Romina non era iscritta (fattore che ne nobilita ancora di più il lavoro in termini di pedagogia politica).

Ovviamente questa prontezza e questi numeri sono il frutto di anni di lavoro per arrivare a controllare quasi interamente il polo logistico di Castel San Giovanni.

Ma al di là di un mero elemento di forza emerge un dato qualitativo altrettanto potente: quello di oggi non è stato un moto di rabbia ma uno sciopero politico nel senso più puro del termine: un pezzo di classe ha solidarizzato e si è incazzato per un fatto che non riguarda strettamente le proprie dinamiche lavorative.

È importante perché fa uscire la principale (potremmo dire unica, dopo le scelte folli che hanno portato la Usb a ridursi a dimensioni irrilevanti) forza proletaria organizzata del territorio piacentino dall’ottica meramente economicista/sindacale.

Non a caso è arrivata celere una convocazione dei rappresentanti del S.I. Cobas da parte del sindaco e del prefetto, ai quali sono state dettate le linee di intervento urbanistico in zona.

Questo tentativo di “recupero” istituzionale ovviamente va preso per quello che è, senza riporvi alcuna fiducia. Ma se davvero si arrivasse alla realizzazione del bus navetta (entro la primavera) e del sottopassaggio (entro un anno) saremmo di fronte a un caso emblematico di come il nostro blocco sociale di riferimento possa ambire a imporsi come egemone rispetto all’ambito della politica e dell’amministrazione attraverso l’uso esclusivo della sua forza, bypassando la distorsione di una democrazia rappresentativa “a inclusione differenziale” e certamente preclusa alla gran parte della massa operaia sfruttata, in quanto priva di cittadinanza.

Insomma un passaggio non scontato, anche perché dopo anni di conquiste uscire da un’ottica meramente economicista e sindacale è uno sbocco necessario all’enorme capitale organizzativo e conflittuale accumulato dal S.I. Cobas piacentino. L’unica strada possibile perché di morti come quella di Romina non ce ne siano mai più.

Con Romina nel cuore, cronaca di una giornata di Lotta e di Rabbia 2

Il corteo spontaneo che ha sfilato fuori dal magazzino di Castel San Giovanni

 

Con Romina nel cuore, cronaca di una giornata di Lotta e di Rabbia 3

L’assemblea fuori dal magazzino dove lavorava Romina

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