Alla minaccia di Pillon serve una risposta organizzata 1

Vi aspettiamo domani alle 15 sotto il comune di castel san Giovanni, per portare avanti la voce di Romina.

È sempre molto patetico vedere come, non appena la campagna elettorale ha inizio, vediamo il circo girare per le città. Giusto ieri il buon Salvini ha ricevuto una giusta, anche se mai sufficiente, risposta da una Bologna antirazzista e solidale. Ed è sempre anche molto patetico vedere come questi personaggi da circo sappiano sempre chi colpire per ottenere le briciole di consensi che cercano, parliamo delle donne e dei migranti, ovviamente. Ce lo dicono gli stupri e i femminicidi che avvengono ogni giorno, ce lo dicono i migranti sfruttati nella logistica. Questo è ciò che questi personaggi sostengono e portano avanti. E infatti che cosa sono questi signori se non gli alfieri dell’ordine globale dello sfruttamento, un ordine tutto teso a mantenere un potere decisamente più remunerativo della semplice ideologia religiosa, ovvero l’ordine del capitale? Perché è proprio l’ordine che portano avanti ogni giorno questi patetici signori a garantire che il mondo non scricchioli. Pillon, tra i tanti, è particolarmente attento ad una istituzione garante dell’ordine, ovvero la famiglia. Ci dice che non c’è nulla di meglio e nulla di più importante. Proviamo a chiederlo ai milioni di adolescenti in Italia che soffrono di depressione, a tutti quelli che arrivano a suicidarsi. Sarebbe falso negare una responsabilità preponderante dell’istituzione famigliare in questo malessere, che è ben più diffuso di quanto si pensi. Proviamo a chiederlo a tutte le soggettività non binarie e non etero quanto sia importante l’istituzione famigliare, e quanto ti faccia stare bene.

Ma soprattutto chiediamolo alle donne quanto è importante l’istituzione famigliare. Chiediamolo a loro, che hanno ancora i polsi e le caviglie rotte per quelle catene. Chiediamo a loro quanto sia bello e divertente nascere e crescere in una società in cui non soltanto la famiglia è l’unico orizzonte, ma anche questo orizzonte diventa sempre più precario. Chiediamo quanto sia bello non avere alternative al fare figli, e già che li hai fatti vederteli portare via.  Una modifica è importante in questo discorso, perché siamo nel 2020 ormai e non possiamo negare che c’è stata una grossa evoluzione negli orizzonti della donna. Si certo, senza famiglia rimane comunque zitella, ma vuoi mettere che adesso ha addirittura la possibilità di passare un’intera vita a farsi sfruttare a lavoro?

Dobbiamo sentirci fortunate per quello che ci riserva l’unica vita che abbiamo: o una bella famiglia da mulino bianco, che se ti va bene il tipo non ti mette manco più le mani addosso (pensa che fortuna!); o una focosa carriera in cui non facciamo altro che cercare di autoaffermarci in un mondo che ci riserva ancor più difficoltà. Per dispiacere di Pillon e di tutti i politicanti come lui, però, c’è qualcuna che quest’ordine e queste finte alternative le vuole distruggere. Molte sono qua oggi in piazza, ma sarebbe bello bastasse questo. Perché a Pillon e a tutti gli altri basta fare una conferenza stampa ogni tanto, far partire qualche campagna repressiva contro le compagne ogni volta che fan qualcosa, basta farsi intervistare per un pomeriggio per poter riaffermare un ordine millenario, che fa comodo a loro ovviamente. Per noi, invece, è una battaglia inarrestabile. Ogni giorno quando ci svegliamo dobbiamo pensare in che modo distruggere pezzo per pezzo questo ordine, dobbiamo chiedercelo non per velleità e nemmeno per autoaffermazione. Dobbiamo chiedercelo piuttosto per autodeterminarci collettivamente, per fare in modo che tutte le soggettività non maschie e non cisgender siano veramente in grado di organizzarsi. Non vogliamo più sentire di uomini che ci dicono che cosa è meglio per noi, che è meglio se non abortiamo, che è meglio se ci sposiamo, che è meglio se obbediamo. Certo, è meglio per loro, perché a tutto ciò che loro dicono sia meglio siamo noi a rimetterci. É tempo di ribaltare questa situazione e lavorare ognuna nel suo territorio per autorganizzare la resistenza femminista. Venerdi scorso in provincia di Piacenza, al polo logistico di castel san Giovanni una donna argentina è morta andando a lavorare, investita e sfigurata da un camion che usciva dal polo, lasciando un figlio senza alcun parente vicino. Ora noi ci chiediamo perché questa donna dovesse andare a lavoro la mattina presto, quando ancora faceva buio, mentre piove, in bicicletta! Ci chiediamo perché le innumerevoli denunce dei lavoratori negli ultimi tempi, che lamentavano una scarsa illuminazione della zona, sono state completamente ignorate. E la risposta è più semplice di quanto pensiamo! Perché questo è il loro ordine, questo è l’ordine che difende Pillon. Non solo sei obbligata a fare una vita senza consenso, ma sei anche obbligata a vivere nella totale precarizzazione della vita che ti viene imposta. Sarà ora forse di dare una risposta concreta a questi uomini pagliacci e sfruttatori, sarà ora di organizzarci in una risposta chiara e popolare. Perché la precarizzazione della vita è violenza di genere. La morte sul lavoro di Romina è violenza di genere. Ogni singola parola uscita dalla fogna di Pillon è violenza di genere, ed è direttamente responsabile di ogni molestia, ogni stupro e ogni femminicidio che accade. E non lo è solo simbolicamente. L’ordine con cui le nostre vite si svolgono è una costante e infinita violenza di genere. E Distruggere gli interessi di politicanti e padroni è uno dei modi per farlo. Compagne di tutto il mondo, dal Rojava al Cile stanno mettendo i loro corpi e le loro esistenze in gioco in questa lotta. E non per mera generosità, ma perché hanno capito che è meglio una lotta dolorosa e in cui rischi anche di morire, piuttosto che una vita così. È ora di capirlo anche noi, per Elisa, per Romina, per le innumerevoli prima di loro e soprattutto per noi stesse. Non ci resta che abbandonare le comodità di una vita ordinata per interrompere questa merda millenaria chiamata sfruttamento.

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