É stato un 25 aprile di lotta a Piacenza. Contro le politiche razziste del governo e gli appoggi alla galassia neonazista della giunta Barbieri, uno spezzone combattivo di oltre 150 compagni, molti dei quali giovani, ha raccolto l’appello di ControTendenza e del S.I. Cobas per riempire di coerenza una piazza troppo spesso in passato caduta nella retorica commemorativa che sterelizza la memoria.

Già lo scorso anno, la maggior parte dei presenti in Piazza Cavalli ci aveva seguiti nella contestazione al sindaco di una giunta dove siedono esponenti che fieramente si dichiarano neofascisti. Non crediamo di avere avuto particolari meriti in quell’occasione, se non quello di aver tenuto una linea di coerenza fra la dichiarazione di indisponibilità scandita a gran voce il 10 febbraio 2018 e il rivendicare tutto ciò che ne consegue (nella fattispecie il no allo sdoganamento del fascismo attuale come storico). Una scelta finanche scontata ma che evidentemente ha pagato in termini di consenso, se è vero che da quel giorno non solo sono aumentati esponenzialmente i nostr* compagn*, ma anche i solidali che quest’anno hanno dato vita a uno spezzone delle resistenze sociali che, da solo, radunava metà dell’intera manifestazione.

A metà corteo, una provocazione gratuita e assolutamente ingiustificabile della questura (probabilmente sollecitata dalla giunta, in cui siedono esponenti che si dichiarano fieramente fascisti) ha provato a spezzare la manifestazione mandando la celere contro gli antifascisti. Tenendo i nervi saldi, i circa 150 compagni sono riusciti a farsi spazio anche grazie alla solidarietà di gran parte della manifestazione, che ha circondato la celere costringendola a far passare il nostro spezzone. Pur consapevoli dei percorsi differenti, non possiamo che dare atto ai rappresentanti del PRC di essersi uniti al coro di indignazione, così come ad alcuni singoli esponenti di PaP e di altre realtà associazionistiche cittadine. Addirittura il segretario provinciale della CGIL, contro la quale spesso ci battiamo su specifiche situazioni di carattere sindacale, ha raggiunto lo spezzone in coda per esprimerci viva voce il suo sdegno per quanto stava accadendo. Era d’altra parte davvero impensabile che la provocazione non suscitasse le ire della piazza, talmente era gratuita.

Nulla di nuovo per quanto ci riguarda: sappiamo perfettamente che battersi contro l’esistente è condizione sufficiente per spogliare di qualsiasi pretesa “democratica” i rappresentanti dello stato, così come chiunque conosce il ruolo di attiva difesa degli esponenti neofascisti che esso interpreta dal minuto dopo la fine della Resistenza. La liberazione, quella definitiva, avverrà solo il giorno in cui un ordine giusto sottrarrà ai fascisti e stato patriarcale le ragioni stesse della loro esistenza.

Al netto della sconfitta subita sulla piazza dalle forze dell’ordine, rimane il dato di una provocazione priva di senso, che ben lascia intendere come il periodo storico che stiamo attraversando sia sempre più duro per chi ha solo la forza delle proprie ragioni e il proprio coraggio per resistere.

Una vittoria a tutto tondo dal punto di vista politico quindi, ma anche un monito ad essere sempre più generosi nel nostro impegno sociale e a continuare a catalizzare con la forza della coerenza quelle simpatie che in città siamo felici di vedere lievitate nell’ultimo anno.

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