2021: LA SITUAZIONE APPARE DRAMMATICA, MA NON SERIA. 1

Che dire, un inizio col botto! Passata la sbornia di virulenza social a base di uomini-pelliccia, Red Ronnie e San Patrignano, antivaccinisti in doppio petto, proviamo a trarre una breve e assolutamente non esaustiva mappa della ridefinizione politica e semiotica dell’attualità.

 

Campidoglio, ok le risate, ok il ridimensionamento dell’effettiva identità dei fatti, ma proviamo a mettere due puntini fermi. Il primo: la realtà della composizione interclassista postmoderna vagheggiata dai romanzieri degli anni ’90 ha superato ampiamente le aspettative. In “rumore bianco” (non lo conoscete? Recuperatelo!) vivevamo immersi sin dall’inizio del lockdown, ma con l’assalto a Campidoglio USA siamo passati direttamente a una sorta di “Millenium People” (idem) declinato a destra. In questo risiede la farsa, ma una farsa che lascia sul campo -oltre ai 4 morti- la piena percezione di essere di fronte alle spoglie della tanto incensata “più grande democrazia del mondo”. E oltre al fatto in sé, di entità davvero modesta e di complicità sbirresca altrettanto banale, ciò si evince in modo ancora maggiore dalla scelta dei colossi della gig economy di oscurare i profili social di Trump. Di per sé, un bel “chissenefrega” è ciò che ci verrebbe da dire, ma la cosa ci preoccupa osservando le reazioni scomposte nel campo della sinistra, nazionale e cittadina. Uno stracciarsi di vesti in nome di compagno Zuckerberg, già tristemente visto in occasione della temporanea censura dei profili di Casapound. Esponenti della galassia istituzionale della sx radicale e dell’”antifascismo” in salsa anpina che lodano le principali multinazionali sfruttatrici. Come se non fosse pericolosissimo per noi antisistema essere attaccati al click di lorsignori. È forse da questo elemento che si ricava la cifra del tramonto dell’illusione democratica negli USA. Esautorazione della massima autorità politica in carica da parte di detentori di capitale privato. Si badi bene: per gli USA ciò avviene ora, per il resto del mondo, buonultima la cara Europa dei fu diritti sociali, ciò era già avvenuto, altrimenti non si spiegherebbe il regime extra-legalitario di gestione delle relazioni sindacali e dei contratti di lavoro nei magazzini Amazon, a cui venne steso un bel tappeto rosso dall’allora Governo Renzi.

 

Certo, in tempo di connessione globale la matassa è molto più intricata di questa analisi ridotta ai minimi termini: basti pensare al fatto che anche da noi è ormai difficilmente stimabile se prevalgano numericamente le persone ancorate alla realtà o i complottisti in tutti i vari gradienti che li vedono presentarsi: scorrendo anche fra le bacheche di concittadini si passa dal “morti ANCHE col covid” allo sfondamento del delirio Qaniano più totale (ed inconsapevole, spesso queste persone rilanciano news da pagine evidentemente fake gestite probabilmente da 13 enni dopo le lezioni) in cui si mischiano senza timor di ridicolo Bill Gates, il Covid, il governo Conte e, come straordinaria chiusura del cerchio della demenza, l’uomo bisonte del Campidoglio quale “antifa” infiltrato per screditare Trump (quando l’uomo bisonte lo ha saputo è andato letteralmente su tutte le furie, controllate in rete, da sbellicarsi questo circo dell’assurdo).

 

Ma la matassa ha anche riverberi nel reale: se infatti il circo massimo di psiconauti al campidoglio suscita una compiacente ilarità, è vero che i “Proud Boys”, versione yankee e un po’ machiettistica dei fasci nostrani, sono una realtà armata e pericolosa già responsabile di omicidi di compagni negli USA. L’introiettazione di questa legittimazione del “vale tutto” mostrata anche da Salvini e Meloni con le loro “non-dissociazioni” dai fatti lasciano intendere un possibile arruolamento delle bande altrimenti in forte difficoltà di Casapound, Forza nuov…ehm…volevamo dire “Italia libera”, e fascistume vario in caso di inasprimento della contesa istituzionale. E purtroppo sappiamo che, qua come negli USA, la tutela degli apparati di polizia verso questi ambienti è totale è forte, nel nostro piccolo lo abbiamo visto chiaramente a Piacenza in occasione dei mancati scontri (figurarsi, quelli mai si scontrano…) in novembre con i reparti celere che si sfilano il casco in segno di fratellanza ai neofascisti.

 

Su tutto questo, l’incognita di una crisi di governo come sempre nata al centro, in particolare quel centro che smania per riportare un uomo (o donna) di Renzi alla difesa dopo i già noti fasti di svendita tecnologia militare agli emirati. Incredibile come in questo scenario, la maggiore opposizione all’operazione di trascinamento di Forza Italia al governo la abbia fatta non già una forza politica ma il programma Report, facendo uscire con tempismo perfetto l dossier sulle relazioni Cosa Nostra-Berlusconi proprio all’indomani delle voci circa un suo coinvolgimento nella maggioranza di governo da parte di Renzi.

 

E qua termina la situazione drammatica ma non seria.

 

C’è poi il livello della tragedia, che si espleta non tanto in quanto andremo ora a elencare, ma nell’incapacità complessiva di noi militanti e dei vari circuiti di movimento di far convergere attenzione e impegno su quei punti reali piuttosto che su tutto quanto sin ora trattato, con un pericolosissimo scollamento fra sfera dell’opinione pubblica e delle emergenze percepite.

 

Per cominciare, a quasi un anno dallo scoppio della pandemia possiamo iniziare a tirare qualche somma. Sono 800.000 i lavoratori dipendenti (su 21 milioni) che hanno perso il lavoro, in barba allo “stop ai licenziamenti”. Come è stato possibile? In due modi. Il primo, ovviamente, affonda le radici nelle storture pre-covid che ci trascinavamo appresso, ovverosia l’estrema precarizzazione dei rapporti di lavoro. I primi ad essere saltati sono stati ovviamente i precari, i tempi determinati. Caso di specie in questo senso fu Fedex-TNT che partì già in marzo trovando l’opposizione del S.I.Cobas. A guardarla da ora, una battaglia di avanguardia, dato che tutto il resto del mercato del lavoro italiano ha seguito quella deriva (purtroppo senza S.I.Cobas a intervenire…). Il secondo modo per aggirare il divieto è stato invece il ricorso a strumenti truffa innovativi concessi dalla maledetta legislazione sugli appalti. La “restrizione del perimetro di appalto” è stata in molti casi la scusa con cui il padronato si è liberato di significative fette di lavoratori combattenti. A Piacenza lo abbiamo visto in Step di San Nicolò: io restringo il perimetro, e siccome non sono più compresi i carrellisti si va in esubero, con buona pace del divieto. Limitatissime le sacche di resistenza, quasi sotto una unica bandiera. Ma rimane il dato, già quasi un milione di disoccupati in più rispetto a 12 mesi fa. Un’ecatombe, in attesa dello stop al divieto d licenziamento previsto per marzo.

 

E, siccome al di là dei complottismi idioti la realtà risponde a schemi di relazione di potere ben precise ed identificabili, non vi stupirete se vi diciamo che proprio l’avanguardista Fedex-TNT (ricordiamolo: le poste statunitensi che hanno assorbito quelle olandesi, quindi un’azienda multinazionale pilota, forse l’unica importante in termini politici quanto Amazon e Facebook) che si prese l’onere di partire con le cessazioni dei precari in marzo è ora al lavoro per sancire il proprio sganciamento dalla lega padronale FEDIT, nella quale da dieci anni a questa parte S.I.Cobas e ADL Cobas erano riuscite a invertire il trend di compressione dei salari, per aderire nientepopodimeno che a Confindustria. Un’operazione che farebbe da apripista per gli altri colossi multinazionali della gig economy, ponendo le basi per un loro recupero di quanto sborsato sotto la pressione di un ciclo di lotte decennale. Un’operazione di elevatissima importanza strategico-politica, quindi, da contrastare assolutamente chiarendo con la forza delle lotte che le tutele salariali e occupazionali non se ne vanno migrando da una lega all’altra, sebbene questa lega non riconosca il sindacalismo autorganizzato e da ormai 40 anni reciti il gioco delle parti insieme ai confederali che ha portato i lavoratori dipendenti italiani alla miseria in cui si trovano oggi.

 

Contro questa operazione di predisposizione strategica del padronato ha impattato in dicembre lo sciopero nazionale della logistica, che avrà un suo bis il 29 gennaio. L’obiettivo è alla portata e sicuramente i settori più combattivi di lavoratori del nostro paese possono mettere in campo una forza concentrata nei gangli strategici della circolazione delle merci adeguata. Ma rimane il problema rispetto alla cornice più ampia: l’incapacità dei movimenti tutti, ancora presi dallo sterile dibattito circa la natura sanitaria o repressiva delle misure di distanziamento, di mettere in campo una mobilitazione omogenea circa i grandi temi della diseguaglianza economica e del modello di sanità si rivela in tutta la sua drammatica consistenza. È anche in conseguenza di ciò che chi sta al timone si è potuto permettere di derubricare a boutade la timida proposta di patrimoniale avanzata in dicembre (versione ultra light di quella proposta dai sindacati conflittuali) o ancora non è in agenda politica una riforma estensiva della sanità che parta dalla presa d’atto del fallimento stragista del modello pubblico-privato lombardo (a proposito, ben tornata, Letizia Moratti!).

 

Siamo chiaramente l’unico segmento sociale in grado di farsi sentire, pur con tutti i nostri limiti. Le responsabilità storiche dei sindacati di regime sono sotto gli occhi di tutti, se è vero come è vero che hanno fatto letteralmente…nulla, anche di fronte alla vergognosa spartizione dei dividendi seguita alla fusione di FCA con Peugeot, che determinerà senza alcun dubbio ulteriore perdita di posti di lavoro in Italia, dato che gli Agnelli hanno preferito i liquidi alla direzione societaria lasciata ai francesi. Che non sia stata proferita parola ne dal governo ne dalla FIOM lascia letteralmente sbigottiti, anche se è perfettamente coerente a quello che hanno fatto da inizio lockdown in avanti.

 

Pervicacemente, continuiamo dal basso a costruire, rafforzare ed estendere le reti di solidarietà, una scommessa vinta a distanza di un anno che ha dato ossigeno e nuove leve alle realtà che come noi fecero la scelta di credere nel ripensamento delle forme della militanza, ma anche questo non basta.

 

Le nubi sono oscure all’orizzonte, il mare sarà a breve in tempesta. Riuscire a cavalcarne le onde o affondare sommersi dai refrain del complottismo e del livellamento al ribasso del dibattito istituzionale sta tutto alla nostra capacità di comunicare e spiegare i basici, elementari e perfino semplici movimenti tellurici che, incrociando i piani di economia globalizzata, equilibrio di poteri istituzionale e attori politici sono sotto gli occhi di tutti. L’alternativa? Ridurci a simpatica marginalità come il carrozzone di partiti e partitini della sinistra che brancola nel buio senza ormai più alcuna base sociale. Intanto partiamo dal costruire il pezzettino più sicuro, quello dello sciopero del 29 gennaio.

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